Allarme CRUI universita italiane a rischio chiusura

Metà degli atenei italiani è vicina al default e rischia la chiusura a causa dei tagli ai finanziamenti statali. Questo il contenuto dell’ennesimo appello lanciato dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) in pochi mesi. La CRUI si rivolge al nuovo governo, augurandosi che il premier Letta e il ministro dell’Istruzione Carrozza intervengano per sanare questa difficile situazione.

Il taglio dell’11 per cento del Fondo di finanziamento ordinario dal 2009 al 2013 – da 7.450 milioni di euro si è passati a 6.690 – rischia di portare al fallimento metà dei nostri atenei, costringendoli a chiudere i battenti. La CRUI prevede che i limiti del rapporto personale/indebitamento imposti – non più dell’82 per cento – e il costo del personale interno – che arriva a richiedere il 95 per cento dei fondi statali – porteranno al blocco del reclutamento, e all’impossibilità di fare spazio a giovani ricercatori talentuosi, facendo alzare ancor di più la già elevata età media del personale universitario italiano.

Come se non bastassero il pericolo di fallimento delle università e il conseguente spettro della loro chiusura, una burocrazia lenta e mastodontica, che secondo la CRUI “sta spegnendo ogni sforzo di innovazione e cambiamento”, sta inceppando la ricerca e sta persino bloccando l’impiego degli scarsi fondi disponibili per le missioni. Mentre quasi tutti i progetti per nuove aule e laboratori sono fermi, con buona pace dell’aggiornamento tecnologico, per un decreto del governo Monti che ha stabilito che per gli ‘arredi’ si può spendere solo il 20 per cento delle cifre sborsate nel 2012.

Situazione al tracollo anche per il diritto allo studio. Se già nel 2013 i fondi statali hanno garantito la copertura media del 60 per cento degli idonei alle borse di studio, l’anno prossimo non potrebbero garantirne più di duemila totali: “percentuali ridicole” le definisce la CRUI. Dalla Conferenza dei rettori giungono critiche anche alla mancanza di una politica per la residenzialità universitaria e per la tutela degli studenti, spesso vittime di un caro-affitti incontrollato e degli affitti in nero.

Alla luce di queste problematiche, i rettori chiedono interventi urgenti al governo, che dal canto suo ha già bloccato i tagli previsti a partire dal 2014. L’unica soluzione a una crisi tanto grave e sistemica, che potrebbe addirittura costringere alla chiusura diversi atenei, avverte la CRUI, è una programmazione finanziaria seria, almeno triennale, che ridia ossigeno alle nostre università e che torni a rendere effettivo il diritto allo studio. Per il quale, è scritto senza mezzi termini nell’appello, servono 150 milioni di euro all’anno.