energia alternativa

energie alternative

Aumenta l’impegno delle università italiane a investire nella ricerca su energia e ambiente.

A dirlo è una indagine condotta da Nuova Energia, che ha deciso di intervistare quindici atenei per capire quanto il sistema universitario italiano sia impegnato in un settore così importante per il futuro dell’Italia in Europa.

A rispondere all’appello sono state dodici università italiane:Università La Sapienza di Roma, Università Alma Mater di Bologna, Politecnico di Bari, Politecnico di Milano, Università di Genova, Università di Salerno, Università di Pavia, Politecnico di Torino, Università del Salento, Università di Trieste, Università di Brescia e Università di Trento.

Tra le interpellate, anche la Federico II di Napoli, l’Università di Palermo e l’Università di Firenze, che però non hanno risposto.

Il quadro che emerge dall’indagine di Nuova Energia, è quello di un’università consapevole che l’esigenza di un futuro sostenibile, deve partire dal rinnovamento del sistema energetico. Per questo, tutti gli atenei stanno dedicando impegno e attenzione alla produzione di energia da fonti alternative ai combustibili fossili.

È il caso ad esempio dell’Università di Pavia, che sta investendo soprattutto sul fotovoltaico, vale a dire su sistemi in grado di ricavare l’energia elettrica dalla luce del sole, o dell’Università di Trento che si sta impegnando nel settore dell’idrogeno. C’è poi il Politecnico di Torino che sta investendo sullo sviluppo di energie rinnovabili e strategie di risparmio energetico, e l’Università di Trieste che sta cercando di sperimentare una ricerca multidisciplinare per la produzione di energia, mettendo in relazione dipartimenti di settori differenti.

Tuttavia, dicono gli intervistati, la pecca della ricerca universitaria italiana è quella di restare troppo spesso rinchiusa nella teoria per contribuire al cambiamento effettivo del Paese. Come passare alla pratica? La proposta degli intervistati è stata quella di cominciare a finanziare progetti mirati tra università e industria, così da rendere meno incerti gli esiti della ricerca accademica.

Secondo i dati resi noti da Nuova Energia, pur non trattandosi del quadro completo del sistema universitario italiano, l’indagine avrebbe una rilevanza statistica: i quindici atenei, si legge nel documento, rappresentano quasi il 28 per cento degli immatricolati 2008-2009.