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All’Università di Sheffield c’è un corso sulla masturbazione

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No, non stropicciatevi gli occhi, è proprio come avete letto: all’Università di Sheffield, nel Regno Unito, c’è un corso sulla masturbazione. Fa parte del piano didattico della laurea di I livello (il Bachelor of Arts o BA) in Letteratura Inglese e le lezioni sono obbligatorie per gli oltre 200 studenti che sono iscritti a tale percorso di studi.

A voler essere precisi, il corso sulla masturbazione è uno dei moduli di un insegnamento più ampio, quello di “Critica e Teoria letteraria”, che comprende una sezione dedicata a “Piacere, autoesame e autoerotismo”. A tenere il ciclo delle lezioni, il cui titolo è “L’Arte della Masturbazione”, sarà la dott.ssa Fabienne Collignon. Il modulo prevede, tra gli altri compiti, che gli studenti leggano i testi Jane Austen and the Masturbating Girl di Eve Kosofsky Sedgwick e Walt Whitman: The Spermatic Imagination di Harold Aspiz.

 

La notizia della presenza del corso sulla masturbazione all’Università di Sheffield è stata diffusa dal quotidiano britannico The Independent, che ha rilanciato alcuni articoli apparsi sul sito d’informazione degli studenti dell’ateneo britannico “The Tab”. Le reazioni dei ragazzi sono state varie, alcune anche abbastanza scandalizzate, eppure nessuno può sottrarsi alla frequenza, poiché si tratta di lezioni obbligatorie.

La scelta di dedicare un modulo a questo tipo di pratica sessuale è spiegata, come ha dichiarato la dott.ssa Collignon a “The Tab”, dalla “affinità tra il piacere letterario, l’autoesame critico e l’autoerotismo”. L’opportunità o meno di tenere un corso sulla masturbazione all’università, tuttavia, rimane ancora controversa e ha generato curiosità e dibattiti nell’opinione pubblica.

Perplessità a parte, il corso si terrà, perché in Inghilterra l’autonomia dell’insegnamento è sacra. E in Italia, ci saranno mai lezioni di questo tipo? Per il momento sembra francamente piuttosto improbabile che nel nostro Paese si possano superare certi tabù in ambito accademico. Da noi, infatti, l’atteggiamento è molto diverso e le polemiche che ne seguirebbero sarebbero, di certo, infuocate e forse nessun rettore se la sentirebbe di affrontare il fuoco di fila delle reazioni indignate.

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