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Università, quali prospettive per il 2015? Rischi e opportunità per un sistema ancora a corto di risorse

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Si volta pagina e, archiviato il 2014, si apre un nuovo anno anche per l’università. Ma quali sono le prospettive per il 2015 del mondo accademico? Sarà finalmente l’anno della svolta, in cui cesseranno di calare le immatricolazioni, gli atenei potranno iniziare a contare su maggiori finanziamenti e si sbloccherà il turnover? I mali del sistema sono numerosi e complessi da affrontare, per cui non sarebbe realistico illudersi che il passaggio al nuovo anno segni automaticamente la fine di una situazione difficile, che ormai si trascina da tempo. I segnali che sono arrivati nell’ultimo periodo lasciano qualche spazio alla speranza, ma invitano anche a riflettere su nuovi possibili disagi.

Il 2014 è stato un anno segnato soprattutto dal caos e le prospettive per il 2015 sembrano suggerire che anche quello che sta per iniziare non ne sarà immune. La ragione è semplice: se il test di Medicina – l’appuntamento con l’abolizione del quale è stato posticipato al 2016 – si terrà a ottobre, c’è il rischio che, tra scorrimenti vari della graduatoria nazionale e immancabili ricorsi, sia compromesso il regolare avvio dei corsi. Che potrebbe slittare anche di parecchi mesi. Se così dovesse essere, ci aspetterebbe l’ennesimo strascico di polemiche e sentenze dei TAR.

Quello legato al periodo scelto per il test di Medicina è il pericolo maggiore, ma non l’unico. Le prospettive per il 2015 indicano anche che il mercato del lavoro continua a languire e l’economia in generale non lascia presagire grandi riprese, benché per il nuovo anno sia atteso qualche segnale positivo. In un quadro del genere, è possibile che prosegua l’emorragia di matricole che sta lentamente svuotando i nostri atenei. Per arginarla occorrerebbero investimenti maggiori nel sostegno al diritto allo studio, dei quali però non si è sentito parlare in maniera concreta da parte del governo Renzi.

Fortunatamente, le prospettive per il 2015 non sono tutte negative. Con l’ultimo decreto di ripartizione del Fondo di finanziamento universitario (Ffo), ad esempio, è stato definitivamente introdotto il criterio della premialità per gli atenei “migliori” e, pur con tutti i limiti del sistema adottato per stabilire chi siano i “buoni” e chi i “cattivi”, inizia ad aprirsi qualche spiraglio per lo svecchiamento del corpo docente delle nostre università. Inoltre, è stato appena firmato dal ministro Giannini il nuovo bando per il programma Rita Levi Montalcini, che nel 2015 darà l’opportunità a 24 ricercatori di tornare (o venire per la prima volta) in Italia.

Certo, non basta questo. Le sfide da affrontare sono molte e le risorse limitate. La speranza più grande per il 2015, allora, è sempre la stessa: che aumentino i finanziamenti. Solo così l’intero sistema potrà ripartire dopo troppi anni di stasi forzata, che in non pochi casi si è trasformata addirittura in arretramento.

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