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Università federate, scontro tra L’Aquila e Teramo

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Unire le forze sul fronte della macchina amministrativa per liberare risorse da investire nei servizi alla didattica e alla ricerca. Con quest’obiettivo gli atenei dell’Aquila e di Teramo si dirigono verso la federazione. A spiegarne le ragioni e l’opportunità è lo stesso rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Iorio, che pur ribadendo la sua contrarietà all’impianto della legge 240/2010, la cosiddetta riforma Gelmini, spiega di aver sempre guardato con favore alla “prospettiva federalista” in essa evocata.

Secondo Di Iorio, unire le forze dei due atenei abruzzesi passo dopo passo, partendo proprio dagli aspetti gestionali e amministrativi, consentirà di “ottimizzare le risorse” grazie a un’offerta comune di alcuni servizi e strutture. Secondo il progetto del rettore aquilano non si giungerebbe alla fusione degli organismi accademici che continuerebbero ad esistere e a lavorare autonomamente l’uno dall’altro.

La fusione delle componenti gestionali, dunque, sarebbe il punto di partenza per creare la massa critica necessaria – in termini di personale e risorse – a valorizzare le eccellenze dei due atenei di Teramo e L’Aquila.

Una proposta calata nel territorio, tiene a precisare Di Iorio, che spiega come a trarre beneficio dalla federazione sarebbero proprio le aree interne abruzzesi in grado, grazie alla presenza di una componente universitaria più “forte e rappresentativa”, di svilupparsi attorno al concetto di economia della conoscenza.

Ma non basta la precisazione di Di Iorio secondo la quale la proposta va discussa e approfondita per incontrare il favore di Rita Tranquilli Leali (nella foto), rettore dell’Università di Teramo, la quale ha tenuto a ribadire la sua contrarietà, “e non per ragioni di campanilismo”, a ogni ipotesi federativa con altri atenei.

La professoressa ha ricordato che nel suo ateneo “sono presenti cinque facoltà che costituiscono ognuna un unicum nel territorio regionale e che, quindi, rappresentano e garantiscono un patrimonio culturale indispensabile per la crescita della nostra Regione”.

Tranquilli Leali aggiunge poi di aver attuato interventi di razionalizzazione dell’offerta formativa prima ancora che la riforma lo imponesse, e che quindi per l’università teramana non è all’orizzonte “alcuna modificazione, che non deve essere tanto meno imposta, come taluni vorrebbero”. Parole nette che sembrano dichiarare chiusa la partita, ma resta da vedere la posizione che assumeranno nella querelle gli attori politici.

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