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Stop alla riforma, non ci sono i soldi. Inizia la ‘caccia al tesoro’

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Tesoro boccia riforma università

Questa riforma non s’ha da fare. Ragioneria dello Stato e Tesoro sono stati chiari e in una nota hanno tirato un freno netto sulla riforma dell’università bocciando una serie di emendamenti al disegno di legge Gelmini che nelle ultime settimane erano stati presentati e accolti. Mesi di trattative tra le parti politiche, sforzi per trovare compromessi e accontentare un po’ tutti, dai ricercatori agli studenti. E invece niente. Si tratta di fantasticherie eccessivamente costose per le tasche dello Stato. I soldi per realizzarle, infatti, non ci sono proprio.

Al centro degli emendamenti respinti dal Tesoro come ‘troppo costosi’ proprio la proposta ‘salva-ricercatori‘ presentata dalla parlamentare del Pdl Paola Frassinetti e che prevedeva un finanziamento di 1,7 miliardi di euro nei prossimi sei anni per consentire a circa 9mila ricercatori di passare di ruolo. Una proposta avanzata con la speranza di smorzare i toni accesi della protesta dei ricercatori, ma che in realtà la avrebbe soltanto attutita di poco.

Tra gli emendamenti bocciati anche quelli che riguardavano gli incentivi al merito, come la proposta di consentire ai laureati con 110 e lode di non restituire i prestiti d’onore richiesti al fondo per il merito durante il corso di studi.

Dopo la bocciatura del Tesoro, insomma, la riforma dell’università si è trovata davanti a un falso bivio: essere approvata senza emendamenti oppure subire una battuta d’arresto.

La seconda opzione ha avuto inevitabilmente la meglio, anche perché approvare il testo del ddl senza ‘salvare i precari’ e incentivare il merito significherebbe approvare una riforma ‘zoppa’. Da qui la messa in stand-by del testo di legge su cui la discussione è rinviata a venerdì e quindi giustapposta alla sessione di Bilancio. Significa che l’approvazione non ci sarà prima di un mese.

“Il Miur ha presentato una riforma, moderna e innovativa, che ha l’ambizione di rilanciare l’universita’ italiana. Ora tocca al Parlamento approvarla e al ministero dell’Economia valutarne la copertura” questo il commento di Mariastella Gelmini.

“Disappunto e vivo allarme per il rinvio a dopo la sessione di bilancio del voto in aula alla Camera del Ddl di riforma dell’Università” la reazione dei rettori, sopraggiunta ieri sera in una nota Crui.

Intanto, scatta una vera e propria ‘caccia al tesoro‘: per approvare la riforma servono risorse, risorse che non ci sono, nonostante i ministri Gelmini e Tremonti solo qualche settimana fa giurassero il contrario.

1 commento

  1. Una doverosa precisazione: l’emendamento per stanziare soldi per promozioni da ricercatore a prof. associato non ha niente a che fare con i precari, anzi se vogliamo è deleterio per gli stessi.
    I soldi che infatti verrebbero spesi per tutti questi avanzamenti di carriera nei prossimi anni non sarebbero disponibili per l’assunzione di precari al ruolo di ricercatore, che è la vera emergenza del nostro sistema. Ci sono oltre 70000 precari della ricerca in Italia, con un’età media molto alta (tra i 30 e i 40 anni) e spesso dotati di ottimi curriculum. Nella maggioranza dei casi sono questi a fare ricerca sul campo, mandando avanti laboratori e linee di ricerca mentre i ricercatori “di ruolo” (loro malgrado) sono spesso troppo impegnati nella didattica. Se queste persone non potranno venir assunte di ruolo dovranno necessariamente andarsene altrove lasciando un vero buco, un anello mancante nella catena della ricerca: sarebbe un’accelerazione impressionante del fenomeno della fuga dei cervelli. Un danno irreparabile perchè verrebbero a mancare le persone con più esperienza di ricerca.
    Quindi attenzione: non confondiamo gli emendamenti “pro ricercatori” (molto simili a vere ope legis) a eventuali norme a favore dei precari (di cui però non si ha notizia negli emendamenti proposti). Sono due cose radicalmente diverse e probabilmente in conflitto tra loro.

    Un saluto

    Luca

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