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Sciopero della scuola, docenti e studenti uniti contro la riforma del duo Renzi-Giannini

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Hanno aderito anche gli universitari allo sciopero della scuola di oggi, 5 maggio 2015, che dopo 7 anni riunisce nuovamente tutte le sigle sindacali nella stessa battaglia, quella contro la “Buona Scuola” del governo Renzi. Il progetto di riforma dell’istruzione non piace agli insegnanti e nemmeno agli studenti. Mentre i primi contestano l’eccessivo potere assegnato ai presidi, i criteri adottati per l’annunciata stabilizzazione di 100mila precari e il finanziamento alle scuole private, i secondi chiedono che non si proceda con i percorsi universitari specifici per l’insegnamento e che non trionfi il modello di scuola-azienda. Per lo sciopero della scuola odierno sono stati organizzati dai sindacati confederati (CGIL, CISL e UIL) cortei in sette città: Aosta, Milano, Roma, Bari, Catania, Palermo, Cagliari.

Si è aperta con un blitz notturno dell’Unione degli universitari (UDU) e della Rete degli studenti davanti al Ministero dell’Istruzione la grande giornata di mobilitazione della scuola contro la “Buona Scuola”. La riforma pensata dal governo ha scatenato un malcontento che si è palesato a più riprese e che oggi è riuscito perfino a ricompattare il fronte sindacale, unito nel dire no a provvedimenti che prevedono l’assegnazione ai presidi dell’autorità di scegliere e premiare i docenti più meritevoli o la possibilità di destinare il 5 per mille alle scuole private. Lo sciopero della scuola arriva dopo le contestazioni al ministro Giannini e quelle al presidente del Consiglio alla Festa dell’Unità di Bologna, e dopo i flash mob nelle università.

La mobilitazione odierna è l’occasione anche per rimettere al centro il problema della formazione e del reclutamento degli insegnanti. La questione è spinosa. Il ddl la Buona Scuola prevede che sia inclusa tra le deleghe al governo, che vorrebbe varare lauree magistrali professionalizzanti. Gli studenti, però, non gradiscono questa soluzione, temendo che una laurea così settoriale rischi di essere “svalutata” e di non avere nessuna spendibilità nel mercato del lavoro per chi non dovesse riuscire a inserirsi nel mondo della scuola. Sul punto sembrano esserci degli spiragli, anche grazie a un emendamento di Manuela Ghizzoni (PD), che apre a un sistema simile a quello adottato in Francia, dove chi ha i requisiti per insegnare (un tot di crediti nelle discipline pedagogiche) fa un concorso e, se lo vince, ottiene un contratto di apprendistato che gli consente di formarsi sul campo.

Lo sciopero della scuola sembra aver avuto adesioni molto alte, come non si vedeva da tempo. In alcune scuole di Milano, ad esempio, si parla del 95 per cento degli insegnanti che hanno incrociato le braccia, mentre in tutte le città nelle quali sono stati organizzati i cortei la partecipazione ha raggiunto numeri a 5 cifre.

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