La Confederazione Usb ha proclamato uno sciopero generale nazionale per l’intera giornata del 18 maggio 2026. La mobilitazione interessa diversi settori come il trasporto pubblico e il comparto Istruzione e ricerca.
L’adesione riguarda anche i lavoratori dei settori della pubblica amministrazione nei quali opera Usb Pubblico Impiego, comprese funzioni centrali e locali, sanità, vigili del fuoco, Presidenza del Consiglio dei ministri, regioni a statuto speciale e province autonome.
Disservizi nelle Scuole
Per quanto riguarda la scuola, lo sciopero potrà interessare docenti, personale Ata e dirigenti scolastici. Le eventuali adesioni potrebbero determinare modifiche o riduzioni del servizio, con possibili ripercussioni sul regolare svolgimento delle lezioni e delle attività amministrative.
Sono altri due, al momento, gli scioperi della scuola previsti entro la fine dell’anno scolastico, che si terranno venerdì 29 maggio e lunedì 1 giugno.
Il primo è lo sciopero generale del 29 maggio, che interesserà anche il comparto Istruzione e ricerca. A proclamarlo sono state le sigle sindacali Sgb, Confederazione Cub, Si Cobas, Usi-Cit e Adl Varese.
Per lunedì 1 giugno, il sindacato Csle ha proclamato uno sciopero per tutta la giornata per il singolo comparto Funzioni locali, che coinvolgerà tutto il personale educativo degli asili nido e delle scuole dell’infanzia comunali.
Trasporti a rischio
A rischio anche i treni e i mezzi pubblici. I treni potrebbero subire cancellazioni o ritardi dalle ore 21 di domenica 17 maggio alle 20.59 di lunedì 18.
Sebbene la legge preveda delle fasce di garanzia (solitamente dalle 06:00 alle 09:00 e dalle 18:00 alle 21:00 del lunedì), il rischio di cancellazioni e ritardi è elevatissimo, rendendo il rientro al lavoro per milioni di pendolari una vera e propria sfida.
Autobus, tram e linee metropolitane subiranno interruzioni in base all’adesione locale.
I motivi dello sciopero
Lo sciopero è proclamato da Usb, il quale raccoglie l’appello lanciato della Global Sumud Flotilla e proclana lo sciopero nazionale per il 18 maggio.
Usb ha spiegato che i motivi della protesta sono “la guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici”. Il sindacato denuncia le “conseguenze economiche e sociali che questa guerra produce sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici. Ogni bomba, ogni missione militare, ogni accordo bellico, ogni aumento delle spese militari si traduce in meno salari, meno sanità, meno scuola, meno welfare, meno pensioni, meno casa, meno sicurezza sociale”.

