Home News Cronaca Scandalo chiusura UNIPOLISI. Due arresti per truffa nella vicenda dell’ateneo svizzero fantasma

Scandalo chiusura UNIPOLISI. Due arresti per truffa nella vicenda dell’ateneo svizzero fantasma

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Avevano deciso di studiare in Svizzera per aggirare il numero chiuso, ma per decine di studenti italiani, che si erano lasciati affascinare dall’offerta dell’UNIPOLISI, la scelta si è rivelata fallimentare. L’ateneo con sede a Disentis, piccolo paese da 2mila abitanti nel Canton Grigioni, ha improvvisamente chiuso i battenti, cancellando le carriere accademiche degli iscritti. Una truffa che ha portato la procura di Lugano ad avviare un procedimento penale nei confronti di diverse persone. In due sono già finiti agli arresti con le accuse di appropriazione indebita, truffa e amministrazione infedele aggravata.

Decine di giovani lombardi iscritti all’UNIPOLISI per studiare Fisioterapia e Scienze infermieristiche

La prospettiva di poter studiare Fisioterapia o Scienze infermieristiche senza dover superare la tagliola dei test d’ammissione aveva spinto molti giovani lombardi a optare per l’iscrizione all’UNIPOLISI. Ad allettarli era stata anche la possibilità di non allontanarsi troppo da casa. La sede dell’ateneo, infatti, distava circa 240 chilometri da Milano. Molto meno rispetto ai paesi dell’Est nei quali spesso si trasferiscono coloro che non hanno centrato l’accesso ai corsi a numero programmato in Italia. Inoltre, almeno fino al momento della repentina smobilitazione della sede dell’università, la vita accademica procedeva in maniera regolare. E la qualità della formazione sembrava ottima.

Ingente danno economico per gli iscritti, che rischiano l’azzeramento del percorso accademico

Certo, l’iscrizione all’UNIPOLISI non era particolarmente a buon mercato. Ogni anno, infatti, occorreva sborsare 8mila euro. Più, ovviamente, le spese di vitto e alloggio. Ma, pur di conseguire una laurea tra le più richieste nel mercato del lavoro, in molti erano disposti a fare dei sacrifici. I quali, tuttavia, potrebbero rivelarsi vani. Con la repentina chiusura dell’UNIPOLISI, infatti, oltre al danno economico, gli studenti rischiano di vedersi azzerare anche l’intero percorso accademico. Questo perché, nonostante le continue promesse e rassicurazioni, l’ateneo non ha mai avviato alcuna partnership con un’università situata all’interno dell’Unione Europea. E, poiché la Svizzera non è un paese UE, gli esami conseguiti non possono essere riconosciuti nei paesi comunitari.

UDU: “Solidarietà e vicinanza a studenti e famiglie. È l’ennesimo effetto distorto e drammatico del numero chiuso”

Intervenendo sulla vicenda dell’UNIPOLISI, l’Unione degli universitari (UDU) ha espresso vicinanza e solidarietà agli studenti truffati e alle loro famiglie. E ha puntato il dito contro il sistema del numero chiuso. Quanto accaduto, ha sottolineato la coordinatrice nazionale del sindacato studentesco, Elisa Marchetti, “è l’ennesimo effetto distorto e drammatico di un sistema a numero chiuso che rappresenta sempre più un unicum a livello internazionale”. L’accesso programmato, secondo l’UDU, alimenta “un mercato parallelo, italiano e internazionale, che opera all’interno delle falle del nostro sistema normativo”. Le cui vittime sono gli studenti, “che subiscono enormi danni personali, economici e accademici”. Per tutelare questi ultimi, l’UDU ha invitato il MIUR a interessarsi, affinché anni di studio all’estero non vadano del tutto sprecati.

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