Il disegno di legge sulla riforma del reclutamento universitario, detta Riforma Bernini, approvato dal Senato il 9 dicembre è ora all’esame della Camera. Tra le principali novità, c’è la modalità di assunsione negli Atenei. Il provvedimento aumenta dal 20 al 25% la quota di posti riservati a docenti e ricercatori provenienti da altri atenei o enti di ricerca, con l’obiettivo di favorire la mobilità e la circolazione dei talenti.
La riforma prevede inoltre incentivi per la mobilità “a progetto”, permettendo la chiamata diretta di professori ordinari e associati con almeno cinque anni di servizio, senza la necessità di bandi preliminari, a condizione che l’ateneo sia in equilibrio finanziario.
Le novità della Riforma Bernini
La riforma mira a rinnovare profondamente il sistema di reclutamento dei docenti e ricercatori universitari in Italia, superando alcune criticità della legge 240/2010 della Legge Gelmini per rendere le assunzioni più snelle, trasparenti e orientate alla qualità.
Uno dei cambiamenti più importanti è l’abolizione dell’ Abilitazione Scientifica Nazionale, che finora rappresentava una valutazione nazionale obbligatoria per poter partecipare ai concorsi. Al suo posto, il candidato dovrà autocertificare il possesso dei requisiti scientifici e di produttività tramite una piattaforma digitale gestita dal Ministero e questi requisiti saranno definiti per ogni settore disciplinare.
Gli atenei possono così valutare i requisiti e selezionano i candidati in autonomia, con commissioni locali e sorteggiate da liste biennali.




