La riforma ATA 2026/27 segna una trasformazione profonda del personale tecnico e amministrativo della scuola italiana. Dall’anno scolastico 2026/27 entreranno in vigore nuove regole per gli organici, con l’introduzione di figure professionali aggiornate, una revisione complessiva delle dotazioni e un nuovo sistema di progressioni interne.
L’obiettivo è adeguare la struttura del personale ATA al nuovo ordinamento professionale introdotto dal CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, rendendo il lavoro nelle scuole più efficiente e coerente con le esigenze organizzative e tecnologiche degli istituti.
Riforma ATA 2026/27, cosa cambia dal prossimo triennio scolastico?
Con la riforma ATA 2026/27 vengono ridefiniti i profili, le funzioni e le dotazioni del personale ausiliario, tecnico e amministrativo. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha presentato uno schema di decreto interministeriale che fissa i nuovi parametri per la composizione degli organici, sostituendo le vecchie tabelle del D.M. 181/2016. La revisione entrerà a regime nel 2026/27, con una durata triennale e possibilità di aggiornamento annuale. La Legge di Bilancio 2025 prevede la riduzione di 2.174 posti da collaboratore scolastico. Saranno inoltre introdotti due nuovi profili: operatore scolastico e funzionario..
Il nuovo modello punta su una distribuzione più flessibile e funzionale del personale, in grado di rispondere meglio alle esigenze dei diversi ordini di scuola, dal primo ciclo ai CPIA.
Nuovi profili professionali, tra operatori scolastici e funzionari
Elemento centrale della riforma ATA 2026/27 è la nascita delle due figure chiave, quella dell’operatore scolastico e del funzionario. Gli operatori scolastici, in totale 42.112 unità, sostituiranno parte degli attuali collaboratori scolastici. Il loro ruolo sarà più qualificato, comprendendo attività di assistenza, supporto tecnico e vigilanza nelle strutture educative, con maggiore attenzione alla sicurezza, all’inclusione e all’uso delle nuove tecnologie.
I funzionari, pari a 899 posti, saranno invece collocati nell’area di elevata qualificazione e deriveranno da una selezione interna tra gli assistenti amministrativi. A loro saranno affidate responsabilità organizzative e gestionali, in coerenza con l’aumento della complessità amministrativa delle scuole.
Entrambi i profili rappresentano un passo avanti verso una scuola più moderna, digitalizzata e orientata alla professionalizzazione del personale.
Come cambiano gli organici e i criteri di distribuzione dei posti?
La riorganizzazione prevista dalla riforma ATA 2026/27 si basa su criteri di proporzionalità e territorialità. Per gli operatori scolastici, i posti sono stati ricavati dalla dotazione dei collaboratori scolastici, tenendo conto del numero di alunni, della tipologia di istituti e della distribuzione territoriale dei plessi. Particolare attenzione è stata dedicata alle scuole dell’infanzia, al tempo pieno e alle situazioni di disabilità, dove il personale svolge un ruolo essenziale per il supporto educativo.
Nel caso dei funzionari, la distribuzione è stata calcolata in base alla dimensione e complessità organizzativa delle istituzioni scolastiche. Saranno interessati sia il primo che il secondo ciclo d’istruzione, oltre alle istituzioni educative e ai centri per l’istruzione degli adulti (CPIA).
Progressioni verticali e requisiti di accesso ai nuovi ruoli
Una parte importante della riforma ATA 2026/27 riguarda le progressioni verticali previste dal CCNL (articolo 59, commi 5 e 8), che consentono al personale a tempo indeterminato di accedere ai nuovi profili professionali senza ricorrere a concorsi esterni.
Le principali modalità di avanzamento saranno:
- Collaboratore scolastico – Operatore scolastico: possibile con un attestato di qualifica professionale e almeno 5 anni di servizio, oppure con diploma e 10 anni di esperienza.
- Assistente amministrativo – Funzionario: accesso riservato a chi possiede una laurea magistrale con 5 anni di servizio, o un diploma con 10 anni di esperienza.
Il Ministero sta valutando anche una fase transitoria con concorsi per esami, in particolare per i profili con maggiori carenze di organico. La misura è ancora oggetto di confronto con i sindacati, che chiedono garanzie per i lavoratori già inseriti nelle graduatorie a 24 mesi.
Il confronto tra MIM e sindacati, tra posizioni e criticità
Sul piano politico e sindacale, la riforma ATA 2026/27 ha suscitato un confronto acceso. Nel meeting del 7 ottobre 2025 al Ministero dell’Istruzione, la FLC CGIL ha espresso apprezzamento per l’impianto tecnico. Ha però manifestato preoccupazione per i tagli ai collaboratori scolastici, ritenuti penalizzanti per una categoria già sovraccarica.
Il sindacato chiede che sia garantito almeno un operatore scolastico per ogni plesso, in linea con i principi condivisi nei tavoli precedenti, e che vengano chiariti i titoli di accesso richiesti per il nuovo profilo. Sui funzionari, la FLC CGIL ritiene che gli 899 posti previsti siano inferiori alla soglia minima auspicata di 1.000 unità.
Nonostante le criticità, la riforma è vista come un’occasione di valorizzazione professionale per il personale ATA, a condizione che venga applicata con trasparenza e con pieno rispetto delle norme contrattuali.
Una riforma per modernizzare la scuola e valorizzare le competenze ATA
La riforma ATA 2026/27 rappresenta una delle trasformazioni più significative degli ultimi vent’anni nel settore scolastico. L’introduzione di profili tecnicamente più evoluti, la ridefinizione degli organici e l’apertura a nuove modalità di selezione mirano a rendere la scuola più efficiente, digitale e vicina agli standard europei.
Per chi già lavora nel settore, la riforma favorisce formazione continua e crescita professionale. Per i nuovi candidati, invece, apre opportunità in ambiti più dinamici e specializzati, anche legati alla digitalizzazione scolastica.
Se applicata con equità e pianificazione, la riforma potrà favorire una scuola più moderna, capace di valorizzare ogni competenza e di rispondere meglio alle sfide della transizione tecnologica e organizzativa.



