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Progetti bandiera, i fondi per la ricerca tagliano fuori le università

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“La buona notizia è che arrivano i soldi per la ricerca, la cattiva è che non sono soldi stanziati ad hoc e che riguarderanno solo gli enti pubblici di ricerca”, così Bartolomeo Azzaro, ricercatore di architettura alla Sapienza di Roma e coordinatore dei ricercatori della Rete29aprile commenta in un’intervista a Metro l’attuale stanziamento dei fondi che in sostanza lascerà gli atenei a bocca asciutta.

Enti pubblici, è vero, ma la decisione taglia fuori in toto il sistema universitario. Mentre continua la polemica sull’operato dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, per i famosi 14 “progetti bandiera” sono stati stanziati 1,7 miliardi che interesseranno numerosi settori: dall’aerospazio alla fisica, dalla formazione nel nucleare alla epigemonica, dall’ingegneria marina fino alla formazione in campo nucleare. Ma ora il ministero dell’Istruzione conta di aggiungere altri 900 milioni, tra fondi europei e non, per il finanziamento di nuovi bandi su distretti e infrastrutture e altri 500 milioni sulla ricerca industriale. Tutto ciò in attesa del pacchetto di semplificazioni che dovrebbe vedere la luce con il decreto sviluppo atteso agli inizi di maggio.

Per i “progetti bandiera” sono state dunque definite le risorse disponibili, 1.772 milioni provenienti dai bilanci degli enti interessati e dal Fondo agevolazione e ricerca. Solo la prima fetta dei 6 milioni che il Miur conta di destinare nei prossimi tre anni al Fondo agevolazione e ricerca.

Nella presentazione il ministro Gelmini ha commentato: “Dopo molti anni finalmente l’Italia può disporre di uno strumento di pianificazione volto al rilancio della ricerca”. Ha però riconosciuto l’esistenza di un forte gap con gli altri Stati europei, soprattutto a causa della situazione del Meridione. Per questo ha assicurato che nell’immediato futuro si concentrerà su progetti per il rilancio del Paese e del Mezzogiorno.

E ha individuato nei Fondi europei un secondo strumento di rilancio. Per ottenerli, si è impegnata in uno “sprint” che consentirà di rispettare i tempi limite. Imminente è anche una duplice novità sui distretti industriali e i laboratori pubblici e privati. Ai fondi già stanziati seguirà un nuovo bando da 400 milioni rivolto ai distretti del Centro-Nord.

Dalla dote Ue si attingerà inoltre per destinare altri 500 milioni alle infrastrutture territoriali con un bando destinato a università e enti di ricerca con la speranza del Miur di dar vita a grandi laboratori che possano essere utilizzati anche dalle aziende della zona.

Grande delusione è stata esternata sia dai ricercatori della Rete29aprile sia da tutto il mondo della ricerca pubblica: “La ricerca pubblica italiana è ai vertici di tutte le classifiche mondiali mentre quella privata è fanalino di coda. Quello della Gelmini è un atto politico molto grave che di fatto taglia fuori noi del settore pubblico”, commentano.

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