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Rapporto Censis 2014: “Rispetto al 2008 matricole giù del 13,6 per cento. Nord-Ovest in controtendenza”

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Iscrizioni e immatricolazioni all’università in picchiata dal 2008 al 2013 in tutta Italia, con la sola eccezione degli atenei statali del Nord-Ovest. A rivelarlo è il rapporto Censis 2014 sulla situazione sociale del Paese, che ancora una volta segnala la perdita di appeal degli studi terziari, evidenziando nel quinquennio di riferimento un calo del 13,6 per cento del numero delle matricole e del 7,2 per cento di quello degli iscritti totali alle università pubbliche.

In controtendenza le università statali del Nord-Ovest, che invece nello stesso arco temporale hanno registrato un +4,1 per quanto riguarda gli iscritti e un +1,3 per cento sul fronte degli immatricolati. Tra quelli con il segno meno, secondo il rapporto Censis 2014 gli atenei del Nord-Est sono quelli che hanno riportato il calo più contenuto di iscritti (-2,3 per cento)  e di immatricolati (-5,9 per cento). Quelli del Centro hanno segnato una contrazione del 12,1 per cento sul piano degli iscritti e del 18,3 per cento su quello degli immatricolati del 18,3, mentre per le università del Sud si è arrivati al -11,6 per cento di iscritti e al -22,5 per cento di immatricolati.

Rispetto alla capacità di richiamare studenti provenienti da fuori regione, il rapporto Censis 2014 segnala le buone performance sia degli atenei statali del Nord-Ovest, il cui indice di attrattività è passato da 3,9 nel 2008 a 8,6 per cento nel 2013, ma anche di quelli del Nord-Est, passati dall’11 all’11,8 per cento. Indice di attrattività in discesa, invece, per le università pubbliche del Sud (da -21,8 a -22,8 per cento) e, soprattutto, per quelle del Centro. In quest’ultimo caso, sebbene la percentuale risulti ancora positiva, nei cinque anni presi come arco temporale di riferimento si è passati dal 21,8 per cento al 12,4 per cento, segno che la reputazione degli atenei di quest’area si sta deteriorando.

Dal rapporto Censis 2014 si scopre anche come le tasse universitarie rappresentino una fetta sempre maggiore delle entrate degli atenei: se nei primi anni 2000 esse equivalevano all’11 per cento del totale, nel 2012 la quota è salita al 13,7. Il fenomeno è più marcato al Nord, dove le tasse rappresentano circa il 15 per cento delle entrate totali delle università pubbliche, mentre al Sud si rimane al di sotto della media.

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