Home News Cronaca I professori universitari minacciano il blocco degli esami di gennaio 2018

I professori universitari minacciano il blocco degli esami di gennaio 2018

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Dopo aver bloccato il primo appello degli esami della sessione autunnale, i professori universitari minacciano di far saltare anche quello di gennaio 2018. Il motivo della protesta è sempre lo stesso: gli scatti di stipendio. I docenti, infatti, non sono soddisfatti della misura adottata dal governo Gentiloni, che ha reintrodotto scatti biennali a partire dal 2018, senza ripristinare quelli persi nel periodo 2011-2015. In una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio hanno espresso il loro malcontento, annunciando di essere pronti a una nuova mobilitazione.

Scatti ripristinati dal 2018

I docenti hanno giudicato insufficiente lo sblocco degli scatti a partire dal 2018 inserito nella legge di stabilità. La misura, che a regime costerà 150 milioni di euro all’anno, prevede scatti biennali e non più triennali, per venire incontro soprattutto ai professori più giovani, quelli maggiormente penalizzati dallo stop che ha caratterizzato il periodo 2011-2015. Per quanto riguarda il passato, invece, la manovra già approvata in Senato non prevede alcun recupero. Già questo è un punto dolente, ma quello che proprio non va giù ai professori è che gli scatti biennali non saranno automatici, bensì determinati in base a criteri premiali. Si guarderà, insomma, al merito. Non tutti, quindi, si vedranno riconosciuto l’aumento di stipendio, in contrasto con quanto previsto dalla legge 2140/2010, che non fa menzione di alcuna premialità.

Senza modifiche alla Camera, sciopero degli esami a gennaio-febbraio

La legge di stabilità è attualmente in discussione alla Camera. Se non dovessero intervenire modifiche al provvedimento, i docenti sono pronti a bloccare il primo appello della sessione invernale degli esami. Il vice ministro dell’Economia Enrico Morando ha manifestato l’impegno del governo a venire incontro, almeno parzialmente alle richieste dei professori universitari. L’avvicinamento tra le parti dovrebbe avvenire attraverso il recupero di un emendamento, già presentato in Senato senza successo da Francesco Verducci del PD, che prevede lo stanziamento di 60 milioni una tantum per garantire un ristoro parziale del pregresso. L’emendamento, da ripresentare alla Camera, prevederebbe anche l’abolizione del meccanismo premiale per il futuro. Il destino degli esami di gennaio-febbraio 2018, per i quali gli studenti si stanno già preparando da tempo, è ormai nelle mani del Parlamento.

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