Home News Mondo del lavoro Professioni ICT, tra 3 anni ci saranno 135mila posti di lavoro scoperti

Professioni ICT, tra 3 anni ci saranno 135mila posti di lavoro scoperti

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Nel prossimo futuro le professioni ICT saranno sempre più richieste. Un’analisi effettuata da Modis, società di The Adecco Group Modis, evidenzia che il settore dell’Information & Communication Technology sarà sempre più affamato di personale. Al punto che nel 2020 ci sarà un divario del 18 per cento tra offerta e domanda. L’Italia nel corso dei prossimi 3 anni sarà uno dei paesi in cui si faticherà di più a trovare i profili ricercati: si stima rimarranno scoperti circa 135mila posti di lavoro.

Professioni ICT, ogni anno le offerte di lavoro crescono del 26 per cento

Il rapporto di Modis è stato presentato alla Milano Digital Week. Dai dati emerge che negli ultimi 3 anni sono stati inseriti sui siti web italiani dedicati alla ricerca di lavoro un totale di 175mila annunci relativi a profili del settore dell’Information & Communication Technology. Mediamente ogni anno le offerte sono aumentate del 26 per cento, ma per alcune professioni ICT si sono toccate punte anche del 90 per cento. Come nel caso dei business analyst o degli specialisti nel campo dei Big Data. Richiestissimi sono anche gli specialisti di cloud computing, cybersecurity, robotica, intelligenza artificiale e Internet of Things. In questi casi le richieste sono cresciute annualmente del 56 per cento.

Due terzi del totale degli annunci pubblicati erano relativi a sviluppatori software, system analyst e consultant. Ma le professioni ICT in assoluto più ricercate dalle aziende sono state quelle di programmatore e analista programmatore. Nella classifica dei profili più ambiti ci sono poi help desk specialist, tecnici hardware e/o software, web developer, analisti funzionali e system engineer. Senza dimenticare i technical consultant.

All’espansione della domanda, tuttavia, non corrisponde un aumento dell’offerta. E questo digital mismatch rischia di rivelarsi un problema per la crescita economica del nostro Paese.

Troppo pochi i laureati nel settore

Alla base del divario tra domanda e offerta per quanto riguarda le professioni ICT c’è lo scarso numero di laureati nel settore. Se si esamina il caso degli ingegneri informatici, ad esempio, si ha una fotografia chiara del fenomeno. Nel 2016, infatti, a fronte di circa 4mila offerte di lavoro rivolte a questi profili, i laureati in sono stati solo poche centinaia. E le prospettive future non sono tanto più rosee. Perché se è vero che le immatricolazioni a corsi di laurea relativi al settore tecnologico sono in aumento, solo nell’anno accademico 2016-2017 negli stessi percorsi di studio si è registrato un tasso di abbandono del 60 per cento.

Il risultato è che trovare risorse con competenze specifiche nel settore ICT, specie con esperienza, diventa un processo lungo e difficile. Di questa scarsità, spiega il report di Modis, si avvantaggiano i pochi neolaureati. Che mediamente negli ultimi anni hanno visto aumentare la propria retribuzione media annua lorda da 22mila a 26mila euro. E in soli 3 o 4 anni riescono a fare carriera. Di particolare rilievo è il fatto che i professionisti ICT spesso hanno diverse offerte di lavoro già prima di completare la propria formazione universitaria. A riprova di quanto siano ambiti dalle aziende profili di laureati in possesso di competenze specifiche.

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