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Università, 22 studenti su 100 si pentono del corso di studi scelto

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Scegliere l’università: un compito non facile per le future matricole. Tra dilemmi, dubbi e ripensamenti sul corso di laurea a cui iscriversi. E ben 22 studenti su 100 pentiti della propria scelta. Questi i dati che emergono dalla ricerca “Progetto Orientamento”, che ritrae la situazione non facile dei giovani diplomati italiani degli ultimi anni.

Secondo i dati di “Progetto Orientamento” (ricerca condotta su 1.900 neodiplomati nel 2012) è il 64 per cento degli neodiplomati a iscriversi a un corso di laurea – col 51 che studia a tempo pieno e il 13 per cento che si divide tra università e lavoro – a fronte del 36 per cento che decide di non proseguire gli studi. Ma il dato che fa più impressione è un altro: per ben 22 immatricolati su 100 la propria scelta di università e corso si rivela un errore: di questi, 14 hanno cambiato indirizzo di studi, e ben 8 hanno abbandonato l’università al primo anno.

Risulta Internet la fonte di preferenza degli studenti italiani (84 per cento) nella ricerca di notizie e informazioni per scegliere l’università e il corso di laurea; a seguire, gli atenei stessi (64 per cento), genitori e amici (rispettivamente 37 e 36 per cento), infine i media (19 per cento). Il contributo della scuola superiore? Citato da 23 studenti su 100. E 75 neodiplomati su 100 hanno partecipato a iniziative post-diploma, ritenute utili dal 56 per cento di loro. Ma se non occupano il primo posto tra le fonti di ispirazione dei neodiplomati, i percorsi di orientamento sembrano fare la differenza quanto a soddisfazione rispetto al corso di laurea scelto.

Se infatti i dati di pentimento e abbandono dell’università da parte degli studenti italiani già dopo il primo anno di corsi sono piuttosto alti, ben il 95 per cento di quanti hanno seguito l’orientamento sembra essere risparmiato da dubbi e ripensamenti. “L’indagine evidenzia che la partecipazione alle attività di orientamento incide positivamente sulla capacità di compiere una scelta consapevole per il proprio futuro”, ha spiegato il presidente del Consiglio universitario nazionale (Cun) che ha commissionato il sondaggio, Andrea Lenzi. “E chi vi partecipa si iscrive all’università in percentuale maggiore e ottiene, in media, risultati migliori”.

E quanti preferiscono non proseguire negli studi? Per loro la ricerca di “Progetto Orientamento” evidenzia un tasso di occupazione del 32 per cento, che arriva fino al 40 per cento per i diplomati presso istituti professionali a un anno dal diploma. Tempo indeterminato e attività autonome per il 9 per cento dei neodiplomati che scelgono il lavoro, tempo determinato o altre forme non standard per il 25. E un preoccupante 39 per cento di sommerso.

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