Ad Harvard è boom di iscritti al corso senza Intelligenza Artificiale

da | Nov 2026 | News

Si chiama Humanities 10 ed è il corso pensato dall’Università americana Harvard per rinnovare l’interesse verso le materie umanistiche.

Hum 10, come viene chiamato dagli studenti è un corso dall’elevata difficoltà, estremamente impegnativo dove non è concesso l’uso dell’Intelligenza artificiale.

il programma prevede la lettura di un intero volume a settimana, dai classici della filosofia come Platone, Spinoza, Aristotele ai classici delle letterature internazionali come Baldwin e Jane Austen. L’uso di dispositivi elettronici o uso dell’intelligenza artificiale sono severamente vietati.

Come funziona il corso di Harvard

Humanities 10 è un corso di materie umanistiche: letteratura americana e straniere, filosofia e storia. Il programma prevede la lettura di un intero libro ogni settimana, con le relative consegne. Questo ritmo prevede costanza, disciplina e una notevole capacità di organizzazione. Un ritorno alle origine accademiche con uno studio intereamente umano e senza ausilio di device tecnologici. L’uso di qualunque LLM è severamente vietato e gli studenti dovranno ritornare a quello studio fatto da biblioteche, studio di gruppo, riassunti e mappe concettuali realizzate a mano.

Boom di richieste di iscrizione

Il fenomeno di Humanities 10 è molto particolare: nell’autunno del 2026, 180 studenti del primo anno hanno presentato domanda per 90 posti disponibili, facendo registrare una crescita delle richieste del 40%. Questo significa che la metà dei candidati dovrà rinunciare a questo corso “innovativo”.

Un progetto nato molti anni prima

L’idea del corso nasce nel 2008, molti anni prima dell’avvio dell’Intelligenza artificiale, dalla mente di due professori Stephen Greenblatt e Louis Menand, studiosi di letteratura inglese e autori di libri di successo. Il progetto prende forma quando i due hanno ripensato a un modo per riportare in auge gli studi umanistici. E con l’arrivo dell’Intelligenza artificiale questo bisogno diventava sempre più impellente. L’AI restituisce in pochi istanti risultati che in alternativa avrebbero impiegato ore di ricerche. Leggere un romanzo, capirlo, interpretarlo impiega del tempo, un bisogno indispensabile per permettere il pensiero critico.

In un periodo storico di Digital Transformation, questo corso rappresenta un ottimo spunto di riflessione: quanto siamo pronti ad implementare l’AI nelle nostre vite? E ancora, è possibile studiare all’Università come era usanza 30-40 anni fa, senza l’uso di tablet e pc?

Quel che è certo è che studiare non significa soltanto acquisire informazioni, ma imparare a metterle in relazione, sviluppare capacità critiche e costruire un proprio punto di vista. L’intelligenza artificiale può semplificare molte attività, accelerare la ricerca e offrire nuove opportunità di apprendimento, ma non dovrebbe diventare un sostituto del ragionamento personale.

L’esperienza di Harvard ci ricorda proprio questo: innovare non significa necessariamente abbandonare i metodi tradizionali, così come utilizzare la tecnologia non significa rinunciare al pensiero critico. La vera sfida per l’università del futuro sarà trovare un equilibrio tra strumenti digitali, conoscenze e capacità umane.

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