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4 neodiplomati su 10 non sanno cosa scegliere tra università, lavoro e corsi di formazione

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In 4 casi su 10, i neodiplomati italiani sono indecisi sul proprio futuro e non sanno cosa scegliere tra università, lavoro e corsi di formazione. Stando ai risultati di un recente sondaggio, una volta terminati gli esami di Stato, i nostri giovani sono piuttosto lontani dall’avere le idee chiare. E molti non hanno idea di cosa fare dopo le vacanze.

Dopo mesi di studio e preoccupazioni in vista della maturità, per gli studenti che hanno appena concluso l’ultimo anno delle scuole superiori è il momento di guardare oltre. Ma più del 40 per cento dei neodiplomati non sa ancora cosa fare a settembre. La scelta più probabile? L’università, per 2 ragazzi su 3, non tutti convinti. In cima alla lista delle preferenze, Medicina e Professioni sanitarie, Informatica e le materie umanistiche. E se 6 giovani su 10 dichiarano di preferire l’università statale, i rimanenti 4 prediligono gli atenei privati. Le cui tasse sono però proibitive per il 26 per cento di loro.

Non tutti i neodiplomati hanno, però, intenzione di proseguire gli studi: 15 su 100 preferiscono cercare un lavoro. 7 su 100 sono, invece, quelli che desiderano un’esperienza all’estero e 6 sognano un anno sabbatico in cui rilassarsi dopo il diploma e chiarirsi le idee sul proprio futuro. Infine, 4 su 100 vorrebbero entrare nelle forze armate, e altri 4 stanno pensando di iscriversi a un corso di formazione di tipo non universitario.

Se il 65 per cento dei giovani sceglierà il proprio percorso in base ad aspirazioni e inclinazioni, il 30 per cento dei neodiplomati dichiara di basarsi, per le proprie scelte, anche sulle possibilità di lavoro future. E di essere pronto a scegliere il miglior compromesso: passioni sì, ma anche prospettive occupazionali.

L’orientamento? Un grande assente per il 35 per cento dei neodiplomati, che non ha mai partecipato a iniziative. Ma soprattutto, ritenuto di poco rilievo dagli altri: non d’aiuto per 8 su 10, e totalmente inutile per 26 su 100.  Meglio gli open day nelle università, scelti da quasi la metà degli studenti – ma assolutamente non in programma, nemmeno nei mesi a venire, per più della metà degli altri.

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