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Sbrigatevi a finire! In molti atenei è scattata la lotta senza quartiere ai fuori corso

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Restare indietro con gli esami universitari sembra quasi fisiologico in Italia. Ma, in un sistema il cui finanziamento è basato sui costi standard, ciò penalizza molto gli atenei, che sempre più spesso dichiarano guerra ai fuori corso.

Con percentuali di studenti “ritardatari” che mediamente si aggirano intorno a un quarto del totale degli iscritti, quello del fuori corso è un fenomeno endemico, sul quale più volte si è tentato di intervenire. La stessa riforma del 3+2 si pensava avrebbe favorito percorsi più rapidi, eppure nei fatti non è andata esattamente secondo le previsioni. Le università, allora, si stanno organizzando per conto proprio. Anche perché avere troppi iscritti non in regola con gli esami è una zavorra per le loro casse.

Il sistema di finanziamento degli atenei pubblici, infatti, si basa sui famosi (e contestati) costi standard, che tengono conto solo di coloro che sono al passo con gli esami, mentre i ritardatari si trasformano in un mero aggravio. Non sorprende, quindi, che sempre più spesso vengano adottate misure per scoraggiare i fuori corso.

Tra le più popolari e diffuse c’è quella di aumentare le tasse a chi arranca negli studi. Così ha fatto, ad esempio la Sapienza, che dal terzo anno di ritardo in poi chiede ai propri iscritti il 50 per cento in più. Altri atenei hanno preferito la strada di liberarsi completamente dei fuori corso più incalliti. Come ha fatto il Politecnico di Torino, ateneo nel quale, per chi supera il doppio della durata legale del corso di studi senza ancora arrivare alla laurea, scatta la decadenza.

La stessa politica dell’ateneo piemontese potrebbe entrare in vigore da marzo 2017 all’Università di Bologna, che ha annunciato la decadenza di tutti coloro che entro il termine del quarto anno di iscrizione fuori corso non avranno ancora completato il percorso di laurea triennale o magistrale. Per le lauree a ciclo unico, invece, occorrerà terminare entro il doppio della durata legale del corso. La decisione sta facendo molto discutere ed è addirittura partita una raccolta di firme su Change.org per protestare contro quella che gli studenti considerano una lesione “del diritto allo studio garantito dalla Costituzione”.

Le misure anti fuori corso adottate dagli atenei – che non riguardano gli studenti lavoratori, iscritti in regime di part-time – sembrerebbero già iniziare a sortire i primi effetti, visto che i dati mostrano una diminuzione della percentuale di ritardatari. Ogni medaglia ha, però, il proprio rovescio. Il calo dei fuori corso, infatti, coincide con la parallela diminuzione delle iscrizioni e probabilmente ne è la vera spiegazione. Come dire che, vista la situazione economica delle famiglie, si dà la possibilità di proseguire gli studi solo a chi è realmente motivato e preparato.

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