Home News Cronaca La laurea non serve a far soldi, parola di premio Nobel

La laurea non serve a far soldi, parola di premio Nobel

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La laurea non serve a far soldi. I guadagni non dipendono dalla presenza o assenza di determinate competenze, ma solo ed esclusivamente dal livello di potere garantito dalla posizione che si occupa. Se a sostenere questa tesi è un premio Nobel per l’Economia come Paul Krugman, bisogna per lo meno fermarsi un momento a rifletterci su. Da sempre uno dei mantra di molti governi e associazioni è che a un più alto livello di istruzione corrisponde un maggior successo professionale, che si traduce in uno stipendio più elevato.

In un recente post apparso sul blog che Krugman ha sul sito del New York Times, il premio Nobel 2008 ha scritto che – pur essendo assolutamente a favore dell’istruzione e ritenendo che debba essere economicamente alla portata di tutti e accessibile – la laurea non serve a far soldi. L’opinione comune è che l’alto livello di disoccupazione e i bassi salari siano diretta conseguenza del disallineamento tra le richieste del mercato e le competenze dei lavoratori, non all’altezza del continuo avanzamento della tecnologia. Questo fenomeno è denominato skills gap, ma Krugman invita a riflettere sul fatto che le professioni più redditizie, specie negli ultimi anni, abbiano poco o nulla a che fare con profonde e aggiornate competenze tecnologiche.

Tra i lavori più pagati negli USA, scrive Krugman, ci sono professioni manuali. Nonostante la crisi, le tasche degli operai specializzati nella costruzione di caldaie e scaldabagni e quelle dei sarti, ad esempio, non si sono svuotate, a differenza di quanto è accaduto per altre professioni, apparentemente più qualificate. Questo perché molte manifatture che erano state delocalizzate stanno tornando negli USA e queste figure diventano sempre più richieste. La stessa sorte, invece, non tocca ai laureati. In proposito il premio Nobel lascia poche speranze: l’idea che la richiesta di profili con competenze elevate sia sempre alta è semplicemente falsa. A testimonianza di questo c’è il fatto che a partire dagli anni ’90 a oggi lo stipendio medio dei lavoratori più istruiti si sia praticamente inchiodato.

Eppure, esistono figure che hanno guadagni più che lauti. A cosa debbono questo privilegio? Si è detto che la laurea non serve a far soldi, ma – spiega Krugman – il potere sì. I paperoni non sono quelli che hanno studiato di più, ma quelli che detengono posizioni strategiche all’interno di grandi gruppi industriali o finanziari, ciò a prescindere dal loro livello di istruzione. Questa, conclude il premio Nobel, è la vera ineguaglianza contro la quale occorrerebbe lottare.

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