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Mattia Sguazzini (Università di Pavia): “Per il diritto allo studio servono più risorse, non criteri più restrittivi”

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Rendere più restrittivi i criteri di merito per l’accesso alle borse di studio è la strada sbagliata per affrontare la questione. Ne è convinto Mattia Sguazzini, rappresentante degli studenti nel CdA dell’Università di Pavia e nel Consiglio del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’ateneo. Intervistato nell’ambito della nostra inchiesta sul futuro dell’università, Sguazzini – che è anche coordinatore dell’Unione degli universitari (UDU) per la provincia di Pavia – ci ha spiegato che la direzione nella quale sembra volersi muovere il governo Renzi a proposito del diritto allo studio non è quella corretta.

 

Secondo le prime indicazioni emerse rispetto alla “Buona Università”, cioè il piano di riforma con il quale il governo promette di rivoluzionare il mondo della formazione terziaria nel Paese, per le borse di studio si prospetta un innalzamento dei requisiti di merito. Questo lascia molto perplesso il rappresentante degli studenti nel CdA dell’Università di Pavia, perché si tratterebbe solo di un espediente, figlio di “una volontà politica già manifestatasi negli ultimi anni con la legge 133 di Tremonti prima e con la legge 240 della Gelmini poi”. Rendere più stringenti i criteri di accesso aggirerebbe solo il problema, diminuendo sì il numero di idonei non beneficiari, ma solo attraverso un inasprimento dei requisiti che lascerebbe fuori molti studenti dalla possibilità di accedere alle borse di studio.

Il problema, invece, secondo Sguazzini non è “diminuire la platea, ma aumentare gli investimenti“, per coprire le reali necessità e garantire a tutti quello che è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Inoltre, il diritto allo studio “non passa solo attraverso la borsa di studio”, ma dovrebbe includere anche piani per la residenzialità e misure che in qualche modo possano calmierare i prezzi della vita fuori sede “garantendo costi della vita sostenibili, perché c’è anche il discorso relativo al caro-affitti”. Solo così si può fare in modo che “qualunque studente, che provenga da qualunque contesto sociale, possa accedere all’università”, sottolinea il rappresentante degli studenti nel CdA dell’Università di Pavia.

Questo, spiega Sguazzini, ha a che fare anche con il concetto stesso di ‘università di massa’. Se il governo Renzi avesse davvero in mente una “rivoluzione valoriale – come quelle che ha dichiarato di voler fare in molti ambiti – anche questo dovrebbe essere un punto di riflessione, perché così com’è la cosa non sta funzionando”. I nostri laureati, infatti, continuano ad essere troppo pochi e anche gli obiettivi per il futuro sono miseri.

In tutto questo quadro si inserisce anche la questione del numero chiuso sulla quale il il rappresentante degli studenti nel CdA dell’Università di Pavia ha le idee piuttosto chiare: le dichiarazioni del ministro Giannini sono state affrettate, visto che “il modello francese è contestato anche in Francia stessa dalle locali associazioni studentesche”. Il sistema transalpino, infatti, “lascia ampia discrezionalità ai docenti alimentando le baronie”. La soluzione, secondo Sguazzini, sarebbe solo una: abolire in toto il numero chiuso, adottato più per necessità economiche che per reali bisogni di programmazione professionale.

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