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Lorenzo Fattori (UDU Napoli): “Buona Università? Solo se si parte dalla totale copertura delle borse”

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“La Buona Università deve prevedere la copertura totale delle borse. Siamo l’unico paese dell’area OCSE che non soddisfa il 100 per cento delle necessità”. Lorenzo Fattori, coordinatore dell’UDU di Napoli ed ex membro del Consiglio degli studenti dell’Università Federico II (ha terminato il suo mandato lo scorso 25 febbraio), dà la sua ricetta per riformare il sistema. Specificando che, per risolvere il problema degli idonei non beneficiari, occorrono più risorse per il diritto allo studio, non un inasprimento dei criteri di accesso alle stesse, come ventilato dal governo Renzi.

“Fare quello che già aveva proposto Profumo – cioè aumentare il numero di crediti necessari per poter richiedere la borsa di studio – non è la soluzione”, sottolinea il coordinatore dell’UDU di Napoli. Secondo Fattori, poiché il problema della mancata copertura di tutte le borse di studio dipende dalle risorse inadeguate stanziate da governo e regioni, “occorre dare una spinta decisiva agli investimenti, anche attraverso meccanismi che incentivino le regioni a impegnare maggiori somme”.

Quello dell’esiguo finanziamento per il diritto allo studio è un problema emerso in quasi tutte le interviste della nostra inchiesta sul futuro dell’università. Una novità assoluta è, invece, l’altra questione citata da Lorenzo Fattori, ovvero l’eccessiva burocrazia, “che ingolfa gli atenei”. Forte della sua esperienza come membro della commissione che si occupava degli adempimenti ANVUR, il coordinatore dell’UDU di Napoli addita le “procedure cervellotiche e le complicazioni assurde”, con le quali gli atenei debbono fare quotidianamente i conti. E i paradossi, come quello rappresentato dall’impossibilità di cancellare una modifica ai regolamenti di ateneo, “che magari si rivela assolutamente sbagliata”, prima che siano trascorsi tre anni dalla sua approvazione.

Anche sulla questione del numero chiuso, il coordinatore dell’UDU di Napoli ha le idee molto chiare: “Se si vuole fare una riforma dell’università, occorre che questa sia in primis accessibile”, quindi, “si deve abolire il numero chiuso”. Ma, sottolinea Fattori, non c’è una chiara volontà politica in tal senso, “come testimonia la vicenda dell’annuncio fatto dal ministro Giannini circa l’adozione del sistema francese e subito bloccato prima dal ministro della Salute Lorenzin e poi dal sottosegretario Faraone”. Il potere politico, secondo il coordinatore dell’UDU di Napoli, è ostaggio degli “interessi di lobbies che non vogliono l’eliminazione dell’accesso programmato” e quella del ministro Giannini è stata solo un’uscita personale nell’imminenza delle elezioni europee.

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