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Giuseppe Campisi (coordinatore UDU Catania): “La riforma di Renzi avrà senso solo se ci saranno risorse economiche”

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“Serve una riforma ‘con portafoglio’: la ‘Buona Università’ di Renzi avrà un senso solo se apporterà nuovi fondi e supererà il modello di università-azienda”. Questo è ciò che ci ha raccontato Giuseppe Campisi, coordinatore UDU di Catania. Rispondendo alle nostre domande nell’ambito dell’inchiesta sul futuro dell’università, Campisi ha spiegato che i tagli che hanno colpito il sistema dell’istruzione terziaria nel corso degli ultimi anni hanno avuto ripercussioni a tutti i livelli (dall’accesso ai corsi di laurea, al funzionamento dell’apparato amministrativo), minando gravemente il diritto all’istruzione sancito dalla stessa Costituzione.

Nell’indicare i tre principali problemi dei nostri atenei, il coordinatore UDU di Catania non ha dubbi: la mancanza di un sistema nazionale di orientamento, il sottofinanziamento dell’intero sistema e in particolare del diritto allo studio, e un’offerta formativa troppo dispersiva e non in linea con il contesto attuale sono le questioni che dovrebbero essere affrontate con più urgenza.

Quanto all’orientamento, secondo Campisi servirebbe un piano nazionale che aiuti gli studenti “a indirizzarsi verso percorsi di studio consoni alle loro competenze e inclinazioni”. Una volta supportati nella scelta del corso universitario, gli studenti dovrebbero essere anche sostenuti economicamente con borse adeguate a coprire le necessità di tutti gli idonei e con servizi abitativi in grado di garantire la mobilità territoriale anche ai meno abbienti. L’offerta formativa, invece, dice il coordinatore UDU di Catania, andrebbe “razionalizzata e sfoltita di tutti quei corsi tenuti in vita solo per logiche baronali”, in modo che vi siano in parallelo più risorse per finanziare gli altri corsi.

Campisi, tuttavia, dispera che la riforma che il governo Renzi ha in mente vada nella direzione giusta e sottolinea come negli ultimi anni il meccanismo che ha governato il sistema è stato quello di rafforzare chi già era forte e lasciare sempre più indietro chi non lo era, cosa che il presidente del Consiglio non ha minimamente accennato di voler sanare, anzi, “Renzi ha ribadito l’esistenza di atenei di serie A e di serie B, senza stigmatizzare la cosa”. Il timore del coordinatore UDU di Catania è che uno degli interventi più urgenti, ossia quello di “recuperare i punti deboli” non sia tra le priorità del governo.

Rispetto alla vicenda del numero chiuso e della possibile adozione del sistema francese, il coordinatore UDU di Catania si dice scettico. Con il passaggio al modello transalpino, infatti, “il problema è solo posticipato e, con i test dopo il primo anno, rimane la possibilità di selezioni truccate”. L’optimum? Secondo Campisi sarebbe l’accesso libero, preceduto da un adeguato orientamento che scremi preventivamente gli aspiranti e seguito da una “selezione naturale” lungo il percorso di studi.

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