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Garanzia Giovani e stage truffa: si cercano tirocinanti per lavori manuali e sottopagati

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È necessario uno stage per fare l’operatore ecologico o l’addetto alle pulizie? Questa è la prima domanda che ci si pone leggendo gli annunci pubblicati sul portale del programma Garanzia Giovani. Sì, perché la maggior parte delle inserzioni sono relative a lavori non qualificati, per i quali non è certo necessario un lungo periodo di tirocinio. L’Unione Europea aveva lanciato questa iniziativa con l’obiettivo di aiutare l’inserimento professionale di coloro che hanno tra i 15 e i 29 anni, una fascia d’età che comprende anche molti diplomati e laureati.

Peccato che le offerte di stage siano relative per lo più alla ricerca di baristi, commessi, camerieri, baby sitter, bagnini, operatori di autolavaggio, addetti alle pulizie, eccetera. E che non siano pochi i casi in cui ai candidati si richiede esperienza nella specifica mansione. Un controsenso, visto che i periodi di tirocinio dovrebbero proprio servire a costruire quell’esperienza. Il sospetto che il programma Garanzia Giovani sia usato come una scusa per reclutare personale sottopagato è, dunque, più che lecito. Soprattutto da quando è stata stabilita l’abolizione dei voucher, ai quali spesso si faceva ricorso con il medesimo intento.

Quelli che dovrebbero essere tirocini formativi, sono in realtà in molti casi lavori stagionali di tipo manuale, o comunque non qualificato. E consentono ai datori di lavori di contenere notevolmente i costi del personale. Perché non solo danno la possibilità di offrire compensi modesti – che spesso non vengono mai neppure erogati, come è emerso in alcune inchieste giornalistiche – ma permettono addirittura di ottenere un contributo da parte dello Stato.

Il programma Garanzia Giovani non prevedeva solo di agevolare i tirocini. Avrebbe anche dovuto favorire le assunzioni, grazie all’erogazione di un bonus nei confronti dei datori di lavoro. Ma i numeri parlano di una sproporzione mastodontica tra gli stagisti e gli assunti. E il peggio è che nella maggior parte dei casi finito il periodo di formazione non si apre alcuna porta.

Occorre, allora, fare una riflessione sul programma Garanzia Giovani. Serve davvero a combattere la disoccupazione giovanile e il fenomeno dei Neet? Vale la pena di investire ingenti risorse per garantire la possibilità di disporre di personale a basso costo e a tempo determinato? Dà qualche beneficio alla nostra competitività? Riesce a scoraggiare i nostri giovani migliori dal fare le valigie ed emigrare all’estero in cerca di opportunità che l’Italia non sa dare loro? Vogliamo davvero essere, usando le parole di Beppe Severgnini, “una Repubblica fondata sullo stage”? Queste sono le domande cruciali alle quali rispondere, prima di continuare a rifinanziare il programma.

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