Cresce la disoccupazione tra i laureati in Giurisprudenza. E le aule universitarie si svuotano

da | Ott 2014 | News

Non se la passano troppo bene i laureati in Giurisprudenza italiani. Tra loro la disoccupazione cresce a ritmi sostenuti e, di conseguenza, le professioni forensi diventano sempre meno appetibili. Così, le aule universitarie si stanno pian piano svuotando e i corsi di laurea finalizzati alla formazione di avvocati, notai, magistrati, consulenti del lavoro, eccetera registrano un -22 per cento di immatricolazioni.

A lanciare l’allarme sono state l’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) e l’Associazione italiana giovani notai (Asign), che in proposito ieri hanno promosso una giornata di studio in Campidoglio. Un modo per provare a tracciare le prospettive future di coloro che conseguono una laurea fino a pochi anni fa molto desiderata perché considerata ricca di sbocchi lavorativi e oggi, invece, quasi evitata.

Complice la crisi, la disoccupazione tra i laureati in Giurisprudenza cresce di anno in anno e ha raggiunto numeri preoccupanti. Nel nostro Paese ci vogliono mediamente 21 mesi per trovare il primo lavoro dopo la discussione della tesi e a cinque anni dalla laurea si registra un tasso di senza lavoro pari al 13,2 per cento. La sfavorevole congiuntura economica, inoltre, colpisce perfino chi già esercita la professione e anche questo contribuisce a scoraggiare le immatricolazioni. I guadagni degli avvocati sono diminuiti del 3,1 per cento nel 2013 e sono più di 80mila i giovani avvocati che non arrivano a superare i 10mila euro l’anno.

A far crescere la disoccupazione tra i laureati in Giurisprudenza è, secondo molti, l’inadeguatezza della formazione ricevuta. In Italia i piani di studio sono troppo tradizionali e privilegiano materie come il Diritto romano, lasciandone da parte altre, più attuali, come il Diritto della Rete. Occorre spingere i giovani a specializzarsi in settori meno “classici”, come ha osservato Nicoletta Giorgi, presidente Aiga: “Serve un avvocato 2.0, e in generale maggiore specializzazione per le professioni giuridiche nei nuovi campi del diritto: dal commerciale, che copre uno spettro non più nazionale, ma globale, alle problematiche relative al Web o al diritto ambientale”.

Se si vuole porre un freno alla crescita della disoccupazione tra i laureati in Giurisprudenza le università devono adeguarsi ai tempi, insomma. I nostri atenei sapranno  raccogliere la sfida?

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