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University of Pennsylvania, arriva un corso su come perdere tempo su Internet

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Un corso universitario dal titolo assolutamente curioso sta per debuttare negli Stati Uniti. Si chiamerà “Perdere tempo su Internet” e sarà tenuto dal professor Kenneth Goldsmith all’University of Pennsylvania. A partire dal prossimo semestre, dalle 14.00 alle 17.00 di ogni mercoledì pomeriggio, gli studenti del corso di Letteratura inglese per tre ore saranno ciascuno davanti allo schermo di un computer e passeranno il tempo su chat, social network o leggendo mailing list.

Lo scopo di un corso universitario del genere? Dimostrare che anche dal tempo che in apparenza viene sprecato e dalla noia può nascere la letteratura. “Perdere tempo su Internet” è parte di un più ampio ciclo di seminari e laboratori di scrittura creativa.

Sul sito dell’ateneo il corso “Perdere tempo su Internet” è presentato da Goldsmith stesso così: “Passiamo le nostre vite di fronte allo schermo, per lo più perdendo tempo: controllando ossessivamente i social network, guardando video di gattini, chattando e facendo shopping. Cosa succederebbe se queste attività – cliccare, mandare SMS, aggiornare status e navigare a caso – fossero utilizzate come materiale grezzo per creare opere letterarie capaci di coinvolgere ed emozionare? Saremmo in grado di ricostruire la nostra autobiografia usando soltanto Facebook? Potremmo scrivere un grande racconto partendo dalla nostra timeline di Twitter? Potremmo rimodulare internet come la più grande poesia mai scritta?”.

Le domande che si pone – alle quali si propone anche di rispondere – il corso universitario “Perdere tempo su Internet” sono affascinanti. L’intenzione di Goldsmith è quella di far riflettere i propri studenti sul reale significato del tempo che ciascuno di noi ogni giorno passa davanti allo schermo del computer facendo qualcosa che, forse solo apparentemente, è uno spreco di ore e minuti preziosi. Perché Internet secondo Goldsmith, grazie a tutti gli stimoli con i quali ci bombarda, non ci rende più stupidi, bensì più intelligenti. Con buona pace degli intellettuali snob, che guardano con sospetto e una punta di disprezzo i social media e simili.

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