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Studiare all’estero: la nostra prima intervista a chi ce l’ha fatta

da | Nov 2025 | Studiare all'estero | 0 commenti

Studiare all’estero non è solo una scelta accademica, ma un percorso che trasforma, apre prospettive e mette alla prova. Per raccontare in modo autentico cosa significhi davvero formarsi fuori dall’Italia, inauguriamo oggi la nostra prima intervista dedicata alle esperienze di studio internazionale, una rubrica che crescerà nel tempo e raccoglierà testimonianze reali di studenti e professionisti che hanno costruito il proprio futuro oltre il confine.

Ad aprire questa nuova serie è David, laureato in Giurisprudenza con lode, che ha proseguito i suoi studi tra Stati Uniti e Regno Unito, formandosi in alcune tra le università più prestigiose al mondo.

La sua storia è un esempio concreto di ambizione, determinazione e visione internazionale. Ecco cosa ci ha raccontato …

Intervista a David

Non ha mai avuto dubbi, David: sognava di affermarsi nel settore giuridico e ci è riuscito. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza con lode nel 2004, partì per gli Stati Uniti, dove affinò i suoi studi al Georgetown University Law Center, completando un master in diritto societario e dei mercati finanziari (2005). Nello stesso anno fu ammesso alla Stanford Graduate School of Business, avendo così modo di frequentare il corso post-lauream in business management.

Tornò poi in Europa, più precisamente a Londra, dove concluse il suo percorso formativo con un Master in Finanza Bancaria Internazionale presso la City St. George’s University of London (2006). Dal 2007 è abilitato alla professione di avvocato, che svolge tutt’oggi. Per parlare con lui di cosa l’abbia spinto a preferire una formazione all’estero, l’abbiamo incontrato…

Perché hai deciso di andare all’estero per studiare?

Sono cresciuto viaggiando tra l’Italia e gli Stati Uniti dove sono nato. Questa costante esposizione a due contesti culturale diversi sotto tanti punti di vista, il mio sempre crescente interesse per il diritto internazionale e la finanza, nonché una buona e sana “dose” di ambizione personale mi hanno spinto sin dai tempi del liceo, forte anche dell’incoraggiamento della mia famiglia e soprattutto di mio padre, a ricercare quali fossero i centri di eccellenza universitari che mi avrebbero consentito di ottenere gli strumenti e potenzialmente quella “marcia in più” per lavorare in primari contesti multinazionali e particolarmente stimolanti.

L’Inghilterra/America è sempre stata la tua unica alternativa o avevi valutato altre destinazioni?

Entrambi i paesi erano, e sono ancora oggi, primari mercati commerciali e finanziari a livello globale, dove sono nate e prosperano alcune delle più prestigiose università al mondo nel campo degli studi del diritto e della finanza. Inoltre, essendo perfettamente bilingue, non temevo, per mia fortuna, barriere linguistiche. Infine, godendo della cittadinanza americana, unitamente a quella italiana, non ho dovuto affrontare alcuna difficoltà burocratica per trasferirmi per più di un anno negli Stati Uniti.

Cos’altro aggiungere: le mie scelte erano quindi più che chiare sin dall’inizio.

Come trascorrevi le tue giornate tra studio e tempo libero?

Indubbiamente lo sforzo e l’impegno richiesti in tali contesti è notevole, le lezioni in ateneo erano molto intense e le ore di studio in biblioteca sempre lunghe. Ciò detto, l’esperienza umana e culturale che offrono città come Washington e Londra è unica e impareggiabile, grazie alla loro internazionalità e alle diverse opportunità culturali.

Inutile dire che non si può vivere di solo studio e che anche lo sport e il puro divertimento sono alla base di una vita sana.

Hai fatto fatica ad integrarti?

Per niente, anzi! Direi che l’integrazione con colleghi provenienti da tutte le parti del mondo è uno degli aspetti più unici e arricchenti di un’esperienza di studio in una università all’estero. Le differenze culturali, storiche e religiose tra persone intelligenti, reciprocamente rispettose e desiderose di crescere da tutti i punti di vista sono “unificanti”. Inoltre, durante il master a Londra vivevo nel campus universitario, condividendo un appartamento con altri quattro studenti e trascorrendo con loro momenti indimenticabili. Con molti ex colleghi mantengo infatti splendidi rapporti di amicizia e ci ritroviamo in occasione delle reunion organizzate dalle nostre università.

Come ti mantenevi?

Gli studi all’estero richiedono inevitabilmente un impegno economico importante, non solo a causa delle rette molto care (specialmente negli Stati Uniti), ma anche perché il costo della vita nelle grandi metropoli è quasi sempre elevato. Ho avuto la fortuna di ricevere il pieno supporto dei miei genitori che hanno avallato ogni mia scelta negli studi, e anche l’opportunità di ricevere una borsa di studio a parziale copertura del costo del master a Londra.

Ritieni che oggi ci sia bisogno di andare all’estero per garantirsi una buona formazione?

Si, indiscutibilmente. Anche il metodo di insegnamento universitario che ho affrontato, specialmente durante il master a Washington, impone un tipo di studio diverso da quello tipico a cui siamo abituati in un ateneo italiano, e ti prepara con una fortissima componente di concretezza per poi entrare nel mondo del lavoro.

E per affermarsi professionalmente?

Si, ancor di più. La competizione in certi contesti professionali era elevata vent’anni fa e, certamente, lo è ancora di più oggi. Posto che l’ottima conoscenza della lingua inglese è ormai data per scontata nel mondo del lavoro attuale, un percorso di studi universitario all’estero è fondamentale per conseguire specifiche conoscenze e competenze tecniche in determinati settori, così come viene richiesto per ricoprire certi ruoli in gruppi industriali multinazionali, istituti bancari e studi professionali internazionali.

A tuo avviso, cosa manca all’Italia per trattenere e convincere i giovani che studiare in Italia è un investimento?

Su questo tema, ritengo che ci siano stati dei progressi negli ultimi anni nel nord-Italia. Ciò detto, il nostro mercato del lavoro dovrebbe puntare a offrire sempre maggiori prospettive per la crescita professionale dei giovani sulla base di una vera e tangibile meritocrazia. In Italia, il settore legale e quello della finanza sono floridi grazie alla presenza di primari studi di consulenza associati, istituti bancari e assicurativi e fondi di investimento.

A mio avviso le retribuzioni offerte ai giovani professionisti, formatisi esclusivamente in Italia, dovrebbero essere adeguatamente migliorate e allineate agli standard europei.

Si dice che quello italiano sia un popolo molto empatico, a differenza di tanti altri che vivrebbero con distacco i rapporti umani. In base alla tua esperienza, è solo uno stereotipo?

Penso che sia spesso uno stereotipo. Inutile dire che le generalizzazioni possono diventare pericolose e fuorvianti. Ecco, le esperienze di studio in altre nazioni, o comunque il trascorrere una fase della propria vita all’estero che non sia ovviamente una semplice vacanza, devono servire proprio ad allargare i propri orizzonti culturali, a pensare “out of the box”, a confrontare il proprio bagaglio di vita con quello di altri, non limitandosi a fondare le proprie convinzioni su pregiudizi o, peggio, su una pericolosa e provinciale ignoranza.

Detto questo, l’Italia è un paese meraviglioso con dei pregi unici e nel quale ero certo sarei ritornato a vivere dopo avere concluso i miei studi all’estero.

Da cosa è nata la decisione di formarti in diritto societario internazionale e finanza bancaria (in base al percorso di studi dell’intervistato, completa la domanda)?

Durante gli studi universitari in Italia ho iniziato a cercare di comprendere il funzionamento dei grandi conglomerati industriali, dei mercati di capitali e delle banche d’affari internazionali, e di quale fosse, o per meglio dire potesse essere, il ruolo di un avvocato a supporto di queste realtà. Volevo diventare una figura in grado di fornire una consulenza trasversale in ambito legale, societario e anche finanziario in qualsiasi contesto strutturato e multinazionale.

Infine, è innegabile che mio padre sia stato una guida e un mentore insostituibile, avendomi insegnato sin da piccolo l’importanza dell’istruzione accademica e invogliandomi quindi a intraprendere con entusiasmo e ambizione un percorso di studi diversificato all’estero.

In ogni percorso di studi ci sono momenti di scoraggiamento e momenti di fiducia. Quali sono stati i tuoi?

Il master a Washington è stato certamente impegnativo, ma ha comunque rappresentato una naturale prosecuzione dei miei studi in giurisprudenza. Di contro, il master a Londra focalizzato su materie economico/finanziarie è stato la mia vera grande sfida.

Ricordo che il processo di ammissione per un candidato con un profilo e background formativo esclusivamente legale come il mio è stato infatti complicato e, soprattutto, che le prime lezioni del corso di econometria furono a dir poco traumatizzanti. Giorni e notti di studio faticoso, appesantiti anche da momenti di sconforto, mi hanno consentito, tuttavia, di poter orgogliosamente completare un anno di studi durante il quale non sarò certo stato il “primo della classe”, ma che mi ha forgiato e insegnato tantissimo.

Relativamente agli studi che hai intrapreso, il tuo entusiasmo è stato lo stesso degli inizi, oppure, in corso d’opera, ti sei accorto che un’altra scelta sarebbe stata più azzeccata?

Per mia fortuna, posso dire di non avere mai tentennato e che le fasi di ogni percorso hanno confermato la bontà delle mie scelte.

Quale consiglio daresti ad un giovane che vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

Lo studio – in generale, di ogni cosa e in qualsiasi contesto – è certamente una delle principali chiavi per la crescita costante di una persona.

Il denaro è uno strumento importante per tale crescita e, spesso, lo si può anche usare nel tempo per misurarla dal punto di vista professionale, ma non può e non deve mai esserne il solo fine. Il mio è un invito a mantenere sempre un grande impegno, un profondo senso del dovere e la passione per ciò che si fa, non demordendo mai. Qualsiasi percorso di vita deve essere sempre affrontato con sacrificio, forza e onore.

Mai cercare, né accettare scorciatoie; al contrario, i giovani devono rendersi conto che un approccio superficiale agli studi o a qualsiasi ambito del mondo del lavoro si rivelerà sempre e inevitabilmente fallimentare. Il buon vecchio “sudore della fronte” è sia la ragione, sia la soluzione in tantissimi momenti della nostra vita.

Per aspera ad astra!

Professionista che ha studiato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, intervista sulle esperienze di studio all'estero
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Studiare all’estero: la nostra prima intervista a chi ce l’ha fatta
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Studiare all’estero: la nostra prima intervista a chi ce l’ha fatta
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Intervista a David, professionista formato negli USA e nel Regno Unito: una testimonianza autentica su studio all’estero, crescita e carriera internazionale.
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