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L’Adi lancia una petizione per abolire le tasse di dottorato e limitare i posti senza borsa

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Ha già superato le mille firme in pochi giorni e gli organizzatori ne prevedono diecimila in meno di un mese: è la petizione on line dell’Adi per l’abolizione delle tasse di dottorato, quella delle tasse di iscrizione ai concorsi di dottorato e il reinserimento di un rapporto tra posti con borsa e posti senza borsa. “Vogliamo che migliorino le condizioni di lavoro dei dottorandi”spiega a Universita.it Francesco Vitucci (nella foto in basso), segretario dell’Associazione dei dottorandi e dottori di ricerca italiani.

Per ottenere questo miglioramento non dovrebbero essere eliminati i dottorati senza borsa?
Purtroppo abbiamo capito, confrontandoci con il ministro, che anche se venissero tolti non verrebbero sostituiti da posti con borsa. Quindi per ora va bene che ci siano ma chiediamo almeno che chi accetta un dottorato senza borsa venga esonerato dal pagamento delle tasse universitarie e che venga regolamentato il numero di posti di dottorato senza borsa.

Cosa vi aspettate dalla petizione che avete lanciato nei giorni scorsi?
Speriamo di raggiungere le diecimila firme, così da dimostrare che non si tratta solamente di un problema della nostra “categoria”, ma di un vero e proprio disagio sociale.

Pensate che il ministro possa accogliere le vostre richieste?Francesco Vitucci, segretario Adi
In passato è successo, in particolare una richiesta che è stata accolta è quella di avere una rappresentanza di dottorandi nei collegi di dottorato. Questa volta anche il Cnsu ha bocciato le bozze di regolamento sposando pienamente la nostra interpretazione. Se la petizione raggiungerà un buon numero di firme avremo tante leve per chiedere al ministro un cambiamento di rotta.

Quindi avrete un incontro diretto con la Gelmini?
Era in programma martedì 25 ottobre ma il ministro il giorno prima l’ha rinviato.

Avete letto il rinvio come un segnale negativo nei confronti della vostra mobilitazione?
In un periodo politico problematico come quello attuale un ministro è certamente oberato di lavoro. Non l’abbiamo affatto interpretato come un segnale politico, perché abbiamo sempre ottenuto incontri e confronti con lei senza particolari problemi.

L’Adi aderirà alle manifestazioni previste per domani, 28 ottobre?
Probabilmente no perché siamo impegnati su molti fronti più specificamente riguardanti la nostra categoria e preferiamo concentrarci sugli obiettivi riguardanti l’abilitazione scientifica nazionale e sulla petizione.

3 Commenti

  1. @Rudi, non capisco bene la tua posizione. Dici: “A me onestamente dà molto fastidio pagare le tasse allo Stato per mantenere i dottorati ed i ricercatori” e “La ricerca deve essere pagata in parte dallo Stato…”.
    Ovviamente lo Stato può finanziare la Ricerca solo mettendola tra le voci di spesa corrente, e quindi finanziandola con le tasse.

    Meglio sorvolare sull’idea di pagare le Università “a esame fatto”, che oltre ad essere una semplificazione un po’ eccessiva di cosa vuol dire il finanziamento delle Università, sarebbe l’incentivo principe per “esamifici”, università a distanza e lauree a pioggia.

    La petizione in oggetto, comunque, ha come primo obiettivo quello di dare credibilità e valore al dottorato, che non è uno sfizio di qualcuno, ma un investimento della società. Proprio perché si tratta del livello più alto di istruzione, non deve essere collegato alla disponibilità economica dei singoli studenti, ma deve essere un percorso che le Università riservano agli studenti migliori.

  2. A me onestamente dà molto fastidio pagare le tasse allo Stato per mantenere i dottorati ed i ricercatori, come pure per pagare gli studi degli studenti stranieri. Secondo me tutti i cittadini pagano le tasse ed è giusto che i loro figli debbano poter usufruire dell’ Università per laurearsi, ma dopo basta.Gli studi ulteriori devono essere a carico proprio.La ricerca deve essere pagata in parte dallo Stato ed in parte dalle aziende a cui interessa la ricerca su temi specifici e deve essere fatta anche in strutture di ricerca private. Le tasse agli studenti universitari andrebbero abolite, e lo Stato dovrebbe pagare all’ Università una somma per ogni esame superato dallo studente, senza pagare a vuoto.Se uno studente per un periodo non fa esami lo stato non dovrebbe pagare niente all’ Università, quando supera un esame dovrebbe riconoscergli la somma.

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