Con l’inizio del nuovo anno accademico torna una delle domandi più importanti per studenti e famiglie: quanto costano le tasse universitarie 2026/27? Dare una cifra valida per tutti, però, è impossibile. L’importo cambia anche di migliaia di euro in base all’università scelta, all’ISEE, al corso di laurea e, per chi è già iscritto, anche alla situazione accademica.
Per questo, prima di pagare la prima rata, conviene capire come viene calcolata la contribuzione. Presentare correttamente l’ISEE universitario, controllare le agevolazioni previste dal proprio ateneo e rispettare le scadenze può ridurre sensibilmente la cifra da versare e, in alcuni casi, addirittura azzerare il contributo universitario.
Quanto si paga di tasse universitarie nel 2026
Nelle università statali la cifra richiesta allo studente non corrisponde a una retta fissa uguale per tutti. La parte principale è generalmente rappresentata dal contributo onnicomprensivo annuale il cui importo viene stabilito dall’ateneo e può variare in base alla situazione economica dello studente.
A questo possono aggiungersi la tassa regionale per il diritto allo studio, l’imposta di bollo e, in alcuni casi, altri contributi previsti dall’università o dal corso frequentato. Basta confrontare alcuni atenei per capire quanto possano cambiare le regole. Per esempio, nel 2026/27 l’Università di Milano prevede una prima rata di 146 euro, composta da tassa regionale e bollo. A Torino la prima rata è di 156 euro, mentre a Bologna la quota è di 157,04 euro.
Queste cifre, quindi, non rappresentano il costo complessivo dell’università, ma soltanto una parte della contribuzione. Per sapere quanto si pagherà davvero bisogna considerare soprattutto l’ISEE.
Tasse universitarie e ISEE, perché è così importante?
Per ottenere una contribuzione calcolata sulla propria situazione economica serve l’ISEE per le prestazioni agevolate e per il diritto allo studio universitario, spesso chiamato semplicemente ISEE universitario. Non va confuso con altre tipologie di ISEE utilizzate per differenti prestazioni sociali.
L’ISEE 2026 prende in considerazione, in linea generale, redditi e patrimoni relativi al secondo anno precedente alla presentazione della DSU. Per le dichiarazioni presentate nel 2026 il riferimento è quindi al 2024. La DSU può essere presentata attraverso il Portale unico ISEE dell’INPS oppure con l’assistenza di un CAF.
Non presentarlo può costare caro! Le regole cambiano tra gli atenei, ma in molti casi chi non comunica un ISEE valido entro i termini perde la possibilità di accedere alla contribuzione agevolata e può trovarsi a pagare l’importo massimo previsto per il proprio corso. A Bologna, per esempio, chi non presenta l’ISEE deve versare il contributo massimo previsto, oltre alla quota fissa.
Per questo conviene controllare la scadenza ISEE separatamente da quella delle tasse, dato che non sempre coincidono.
No tax area università 2026/27, chi può essere esente da tasse?
Nelle università statali resta centrale la no tax area universitaria. La soglia nazionale prevede l’esonero dal contributo onnicomprensivo per gli studenti con ISEE fino a 22.000 euro, in presenza degli altri requisiti previsti. La soglia dei 22.000 euro, però, non deve essere interpretata come un limite identico in tutta Italia. Le università possono introdurre anche condizioni più favorevoli.
Per l’a.a. 2026/27, ad esempio, l’Università di Torino ha portato la propria no tax area a 26.000 euro di ISEE. Invece, Bologna prevede l’esenzione dal contributo per gli studenti in corso o entro il primo anno fuori corso con i requisiti richiesti e ISEE fino a 27.000 euro, mentre Padova ha confermato l’estensione fino a 30.000 euro.
Per avere l’esenzione dalle tasse universitarie conta anche il merito
Dal secondo anno in poi non basta sempre avere un ISEE basso. Per accedere alle agevolazioni nazionali entrano in gioco anche i CFU conseguiti.
In particolare, per il secondo anno è richiesto il conseguimento di almeno 10 CFU entro il 10 agosto del primo anno. Per le iscrizioni agli anni successivi vengono invece richiesti almeno 25 CFU, ottenuti nei dodici mesi precedenti il 10 agosto. Le agevolazioni nazionali sono inoltre legate alla durata del percorso universitario e alla posizione dello studente rispetto agli anni regolari del corso.
Anche qui gli atenei possono prevedere ulteriori esoneri o condizioni specifiche. Borse di studio, disabilità, particolari situazioni familiari o programmi di merito possono dare diritto ad altre riduzioni. Quindi, prima di pagare conviene sempre controllare non soltanto la fascia ISEE, ma l’intero regolamento contributivo.
Quando si pagano le tasse universitarie 2026/27?
Non esiste una scadenza nazionale delle tasse universitarie. Ogni ateneo stabilisce il proprio calendario e può suddividere il pagamento in due, tre o più rate.
Per esempio, a Bologna per molti studenti la prima rata scade il 24 settembre 2026, la seconda il 18 dicembre e l’eventuale terza il 15 marzo 2027. Milano prevede invece per il rinnovo dell’iscrizione il pagamento della prima rata entro il 30 settembre 2026, mentre a Torino la scadenza per molti studenti è fissata al 21 ottobre 2026.
Sono esempi che mostrano perché affidarsi a una data trovata genericamente online può essere rischioso. Inoltre, pagare in ritardo può comportare una mora e, in alcune università, anche il blocco temporaneo della carriera fino alla regolarizzazione della posizione.
È possibile detrarre le tasse universitarie?
Una parte delle spese sostenute per l’università può essere recuperata attraverso la dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate prevede una detrazione del 19% delle spese universitarie ammesse.
Per le università statali la variazione viene calcolata sulla spesa universitaria sostenuta. Mentre, per gli atenei privati esiste un limite massimo detraibile stabilito ogni anno dal MUR in base all’area disciplinare del corso e alla zona geografica in cui ha sede l’università.
È importante anche utilizzare pagamenti tracciabili, come PagoPA, carta o versamento bancario, e conservare la documentazione. Le università comunque trasmettono normalmente i dati all’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione precompilata, ma è comunque buona abitudine verificare che gli importi riportati siano corretti.
Ricorda che, controllare in anticipo ISEE, regolamento tasse ed esoneri disponibili può fare una differenza concreta sull’importo finale da pagare.

