Addio all’ASN, ecco come cambia il reclutamento universitario

da | Nov 2025 | Università

La riforma del reclutamento universitario entra nella fase più delicata della sua attuazione, l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) e l’introduzione di un meccanismo basato sull’autocertificazione dei requisiti scientifici per partecipare ai concorsi da professore associato e ordinario. Una svolta radicale che cambia in profondità le regole di accesso alla carriera accademica, aprendo scenari che suscitano entusiasmo in alcuni settori e forte preoccupazione in altri.

Gli ultimi documenti diffusi da gruppi di docenti, commissioni disciplinari e associazioni scientifiche mostrano chiaramente come il dibattito sia tutt’altro che chiuso. Per molti l’abolizione dell’ASN rappresenta un rischio concreto di ritorno a logiche locali, mentre altri vedono nel nuovo modello una semplificazione necessaria, purché accompagnata da criteri chiari e trasparenti.

Cos’era l’ASN e perché viene abolita

L’Abilitazione Scientifica Nazionale era il passaggio preliminare per accedere ai concorsi da professore associato e ordinario. Serviva a verificare che i candidati possedessero un livello minimo di produzione scientifica, valutato da una commissione nazionale.

La procedura, però, nel tempo ha mostrato limiti significativi: iter lunghi, ricorsi numerosi, valutazioni non sempre uniformi tra settori e un’eccessiva dipendenza da indicatori quantitativi. Per il Governo, l’ASN era diventata un collo di bottiglia che complicava e rallentava l’ingresso nella carriera accademica.

Da qui la decisione di sostituirla con un sistema più diretto.

Cosa prevede realmente la riforma Bernini

Il Ddl approvato dal Governo elimina l’ASN e introduce un modello completamente diverso, basato soprattutto sull’autocertificazione dei requisiti scientifici da parte dei candidati. Saranno poi le università, prima dell’accesso ai concorsi, a verificare che tali requisiti siano effettivamente rispettati, seguendo i criteri minimi che verranno definiti nel decreto attuativo ancora in preparazione. La riforma sposta quindi il baricentro del reclutamento: non più una valutazione nazionale centralizzata, ma una responsabilità molto più ampia affidata ai singoli atenei, che tornano ad avere un ruolo decisivo nelle procedure locali.

Un altro elemento rilevante riguarda il sorteggio dei commissari esterni, pensato per contenere il rischio di dinamiche interne e garantire maggiore trasparenza nelle selezioni. L’obiettivo dichiarato del nuovo sistema è rendere l’accesso ai ruoli più rapido e snello rispetto al passato. Tuttavia, proprio questo spostamento verso una governance più “locale” richiede regole molto precise e un controllo chiaro, per evitare distorsioni e differenze troppo marcate tra un ateneo e l’altro.

Le critiche del mondo accademico: il rischio “ritorno al passato”

Le reazioni più nette arrivano da numerosi gruppi disciplinari. Una parte rilevante del mondo accademico teme che eliminare la valutazione nazionale significhi indebolire le garanzie di imparzialità.

Nella lettera inviata alla ministra Bernini da membri delle aree CUN 10 e 11 si sottolinea che:

  • basare il sistema su requisiti autocertificati apre margini a comportamenti opachi;
  • l’assenza di una valutazione centrale rischia di accentuare le dinamiche locali dei concorsi;
  • si torna a criteri prevalentemente quantitativi, mentre molte discipline richiedono valutazioni qualitative.

La critica più ricorrente è quella per cui la riforma, anziché innovare, potrebbe riportare il sistema alle logiche pre-2010, quando l’abilitazione dipendeva esclusivamente dagli atenei. Anche il CUN, già dal 2024, aveva chiesto di mantenere l’ASN come requisito di base, correggendone le distorsioni. Non una difesa della procedura così com’era, ma la richiesta di non cancellare il principio della verifica nazionale.

Le posizioni favorevoli per l’ASN

La condizione posta dalle associazioni scientifiche è però molto chiara. Pur ritenendo ragionevole l’uscita dal sistema a doppio livello e dall’ASN così come l’abbiamo conosciuta, chiedono che il decreto attuativo (quello che definirà i criteri concreti dell’autocertificazione) venga scritto coinvolgendo davvero l’intera comunità accademica. Per loro, la legittimità del nuovo modello dipende soprattutto da questo, non un provvedimento calato dall’alto, ma una norma costruita insieme a chi vive quotidianamente il mondo della ricerca.

Ugualmente delicato è il tema del sorteggio dei commissari esterni, su cui molti attendono di capire se i correttivi proposti al Senato saranno sufficienti a superare le criticità emerse in passato.

Il rischio degli “esodati” nella fase di transizione

In molti atenei stanno emergendo gruppi di docenti che temono di rimanere penalizzati dal cambio di sistema. Sono professori associati già in possesso dell’ASN che rischiano di essere superati da candidati che, con il nuovo modello, dovranno solo autocertificare i requisiti.

L’Università di Bari, per esempio, ha già avanzato una proposta per tutelare chi ha ottenuto una valutazione nazionale formale, chiedendo che non venga messo sullo stesso piano di chi entrerà con regole molto più leggere. Il timore più concreto è il rischio di un’ondata di contenziosi, proprio ciò che la riforma vorrebbe evitare.

Cosa aspettarci adesso?

Il sistema non è ancora attivo e tutto ruota attorno al decreto attuativo, che dovrà stabilire i punti chiave della nuova procedura. Sarà questo documento a chiarire quali criteri minimi saranno richiesti per partecipare ai concorsi, come verranno verificate le autocertificazioni, in che modo saranno sorteggiati i commissari esterni e quali indicatori (quantitativi, qualitativi o un mix dei due) verranno utilizzati per valutare i candidati.

La pubblicazione del decreto è attesa tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Nel frattempo, l’attuale tornata ASN 2023-2025 continua fino al 10 marzo 2026, creando una sovrapposizione tra vecchie e nuove regole che aumenta ulteriormente la confusione.

Docente universitario davanti a documenti accademici, tema riforma Bernini e abolizione ASN.
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Addio all'ASN, ecco come cambia il reclutamento universitario
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La riforma Bernini elimina l’ASN e introduce l’autocertificazione nei concorsi universitari. Crescono le preoccupazioni su trasparenza, controlli, rischio esodati e impatto sulla carriera accademica.
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