vivisezione animali università

In Italia sono circa 680mila gli animali destinati ogni anno alla vivisezione e ben un terzo di questi, cioè oltre 200mila, sono utilizzati in maniera del tutto legale in laboratori o cliniche universitarie. Si tratta di un lungo elenco di atenei in cui i poveri malcapitati a quattro zampe e non solo sono sottoposti a esperimenti per fini farmaceutici, medici o veterinari. Tali cifre sono riportate sul numero 53 della Gazzetta Ufficiale del 5 marzo 2011.

Gli animali che sono utilizzati per la vivisezione per la maggior parte non rivedono più la luce del sole, perché destinati a morire a causa delle procedure alle quali sono sottoposti. L’elenco degli atenei incriminati comprende, per la precisione, le università delle città di Torino, Milano, Brescia, Pavia, Genova, Trieste, Udine, Ancona, Camerino, Verona, Padova, Parma, Cremona, Modena, Bologna, Ferrara, Siena, Firenze, Perugia, Roma, L’Aquila e Chieti. Nella lista rientrano anche l’Istituto Superiore di Sanità di Roma e gli atenei di Napoli, Caserta, Bari, Reggio Calabria, Cosenza, Catanzaro, Palermo, Catania, Sassari e Cagliari.

Sono diverse le specie di animali che questi atenei destinano alla vivisezione e alla sperimentazione. Si passa da cani e gatti ai classici topi e roditori di altre razze. Non solo. All’elenco delle cavie si aggiungono pure capre, maiali, furetti, conigli, scimmie africane e americane, pesci, hamster e uccelli di svariati tipi. Fino a poco tempo fa, in alcune sedi universitarie venivano utilizzati perfino i cani beagle di Green Hill, il noto allevamento di Montichiari in provincia Brescia, posto sotto sequestro dalla Guardia Forestale lo scorso luglio.

Proprio qualche giorno fa, infatti, la Lega Anti Vivisezione (LAV) ha reso pubblici, in base ad alcuni dati forniti dal Ministero della Salute, i nomi delle aziende farmaceutiche e dei centri di ricerca italiani che, tra il 2008 e il 2009, hanno utilizzato per la sperimentazione anche un certo numero di beagle provenienti da Green Hill. Tra questi l’Università di Bari, che però sottolinea di aver usato i cuccioli solo per testare un vaccino canino e non per la vivisezione, e quella di Milano.