marco travaglio

Nell’ultima puntata di “Servizio Pubblico” il vicedirettore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha ripercorso il curriculum del viceministro Michel Martone, docente fino a qualche settimana fa all’Università di Teramo.

Martone, come ormai tutti sanno, è salito agli onori della cronaca per la sua frase su chi si laurea dopo i 28 anni definito con l’aggettivo “sfigato“. E Travaglio ha deciso di dedicare al viceministro al Welfare il suo intervento durante la trasmissione di Michele Santoro.

“Ma chi è Michel e da che pulpito parla?, si è interrogato – Cosa faccia nel governo non si è capito”. Così Marco Travaglio ha ripercorso il curriculum di Martone ricordandogli che “è appena morto Steve Jobs che una laurea non l’ha mai presa, e non è che fosse proprio quello sfigatone che immagina. Lo stesso governo di cui fa parte Martone vuole togliere il valore legale alla laurea”.

Il giornalista ha poi sottolineato che il padre di Michel è un “potentissimo” magistrato romano, arrivato alla presidenza dell’associazione nazionale magistrati e poi presidente dell’Authority degli scioperi. Poi ha spiegato che Michel avrebbe fatto “un carrierone”: a 23 anni si è laureato in legge, 110 e lode, relatore della sua tesi Mattia Persiani, “amico del padre”, ha spiegato Travaglio.

Appena laureato vince un dottorato di ricerca a Modena. A 26 anni vince un dottorato a Teramo, promosso da una commissione presieduta dal professor Proia, amico di Persiani. Diventa avvocato e fa pratica nello studio di Persiani. A 27 anni diventa professore associato e il presidente della commissione che lo promuove è sempre Persiani.

A 29 anni Michel prende l’idoneità e diventa ordinario all’Università di Siena. Lo promuove Persiani. “I posti da assegnare erano solo 2, 8 i concorrenti. In 6 però si ritirano. Restano Martone è un’altra persona. Martone arriva secondo. La prima aveva 52 anni, 40 pubblicazioni e 2 lauree. Lui un solo volume più uno provvisorio. Tre commissari su cinque danno valutazioni tra l’imbarazzante e imbarazzato” racconta Travaglio, definendolo “un raccomandato di ferro“.

La lista di Travaglio è ancora lunga, ma Martone che già era intervenuto per chiarire la sua posizione dopo la polemica generata dalla sua frase sui fuoricorso “sfigati”, si difende stavolta dalle accuse del giornalista dal suo blog personale. Martone parla di frasi estrapolate dal contesto e “copia incolla” fatti in mala fede, nega che lo stesso docente lo abbia seguito e “promosso” nella sua carriera accademica e personale e ribadisce che la sua frase fatta “a braccio” durante un discorso sull’apprendistato aveva tutt’altro scopo.

I 23 punti della lunga replica di Michel Martone terminano con una precisa accusa all’intervento di Marco Travaglio: per il viceministro “non gli interessava fare il giornalista ma semplicemente, tra un sorrisetto e l’altro, voleva travisare il mio pensiero, attaccando la mia persona, la mia famiglia e il mio lavoro”.