Roberto Vecchioni trionfa a Sanremo

Per tutti i ragazzi e le ragazze / che difendono un libro, un libro vero / così belli a gridare nelle piazze / perché stanno uccidendo il pensiero“. Con questi versi di Roberto Vecchioni sono sbarcate addirittura sul palco dell’Ariston le tante manifestazioni di protesta che in questi mesi hanno riempito le città italiane. E hanno pure vinto.

È stato proprio il Professore della canzone italiana, a sorpresa, il trionfatore del 61esimo Festival di Sanremo, sbaragliando vecchie e nuove glorie musicali del Bel Paese con “Chiamami ancora amore”, canzone dal testo che in molti avevano definito difficile e impegnativo, ma che il popolo “televotante” ha dimostrato i capire benissimo, attribuendogli il 48 per cento delle preferenze. C’è da dire che però il brano di Vecchioni ha messo d’accordo tutti, portando a casa anche il premio della critica e incassando il “golden share” della sala stampa.

“A casa evidentemente hanno apprezzato – ha detto lui – che la mia canzone parlasse delle speranze degli studenti, delle paure del presente, di tutti noi”. E a 38 anni dal suo primo Sanremo, paradossalmente spetta proprio a Vecchioni, classe 1943, portare al festival della canzone italiana i giovani delle piazze, delle scuole, delle università, così diversi da quelli di ‘Amici’ e dalle promesse di Sanremo Giovani. L’anagrafe conta poco, perché il Prof ha il suo osservatorio privilegiato, per carpire gli umori della gioventù: la cattedra di latino e greco al liceo.

E così nella “maledetta notte” che racconta nella sua canzone, Vecchioni ci mette dentro la sua “meglio gioventù”, quella che ai “black block” preferisce i “book block” – così battezzati dal collettivo lettera Wu Ming. Quella che lo scorso dicembre a Roma si è fatta scudo in piazza con grandi libri di gommapiuma, portando in parata titoli come “Cecità” di Saramago, “Satyricon” di Petronio e “Gomorra” di Saviano. Un protesta simbolica che ha fatto il giro del mondo, finendo per essere imitata anche nelle manifestazioni di Londra. Una speranza, per il cantautore lombardo che ha dichiarato pochi giorni fa in una intervista: “A parte la scuola e i giovani, che cosa c’è? In chi possiamo riporre speranze di un futuro migliore per tutti?”