Valore legale laurea

Ha suscitato reazioni controverse il lancio dal sito del Miur della consultazione pubblica sul valore legale della laurea. Il questionario, cui si accede previa registrazione, sarà on line fino al 24 aprile dando la possibilità agli utenti di rispondere a 15 domande su professioni regolamentate, pubblico impiego, titolo di studio e un ultimo quesito che in realtà propone di sintetizzare in un massimo di mille caratteri osservazioni e proposte sull’argomento.

Per Domenico Pantaleo, segretario di Flc Cgil, il sindacato dei lavoratori della conoscenza, la consultazione voluta dal governo Monti è un modo di aggirare lo scarso consenso che ha ricevuto la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio, su cui il governo stava lavorando nei mesi scorsi assieme al decreto sulle semplificazioni.

Ma per il sindacato, lungi dall’aprire il dibattito in materia, le domande proposte dal Miur sono congegnate in modo da orientare le risposte e “predeterminarne gli esiti a favore della messa in discussione di alcuni principi e norme” su cui si fonda quello che impropriamente si definisce Valore legale del titolo di studio. Insomma, il sondaggio del governo non dà la possibilità di esprimere idee contrarie e, spiega una nota di Flc Cgil, se si vuol credere alla buona fede del governo si deve concludere che le domande sono scritte male.

Da qui la richiesta al ministro dell’Università Francesco Profumo di ritirare il sondaggio per dimostrare che non si tratta solo di un paravento che cela scelte politiche già adottate a priori. Diritto allo studio, lotta al precariato, investimenti queste secondo il sindacato dovrebbero essere i fronti di impegno dell’esecutivo se davvero si vuole restituire dignità al sistema universitario italiano.

Sulla stessa linea gli studenti associati all’Udu, che chiedono l’immediato ritiro della consultazione definendola “un’arma di mistificazione di massa” e chiedendo invece di coinvolgere Cnsu e Cun, gli organismi consultivi in materia, per dar vita a una “vera” consultazione. Anche il coordinamento universitario Link ritiene il questionario più vicino a un plebiscito volto a confermare scelte già prese altrove che a una consultazione aperta e scevra da pregiudizi.