senato della repubblica

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La riforma che ha appena ricevuto il via libera dal Senato con la fine dell’esame degli emendamenti al ddl, mercoledì, “presenta importanti modifiche rispetto al progetto iniziale del Governo”. Lo scrive questa mattina sul Sole24Ore, Giuseppe Valditara (Pdl), segretario della Commissione Istruzione al Senato che negli ultimi mesi ha esaminato il disegno di legge.

Secondo il senatore, insomma, i lavori della Commissione non sono stati vani. Proviamo qui a fare una sintesi della sua relazione.

Secondo quanto riportato dal senatore Valditara – che ha seguito dall’inizio alla fine i lavori della Commissione sul disegno di legge, fino all’esame degli emendamenti al ddl -, i le aggiunte della Commissione al ddl iniziale sono:

  • Distinzione delle competenze tra Senato accademico e Cda: al Cda di ogni ateneo (composto per circa la metà da soggetti esterni) sarà affidata la competenza dei provvedimenti disciplinari che prima spettavano all’organo nazionale Cun. Mentre per il Senato accademico sono state rafforzate le funzioni di “stimolo e controllo”, come pure la possibilità di proporre la sfiducia al rettore (con una maggioranza uguale o superiore ai 3/4 del Senato accademico), e il collegamento dell’organo con i dipartimenti universitari.
  • Stato giuridico del personale docente: è stato istituito “un fondo per la premialità, al fine di rendere possibili contratti integrativi con cui retribuire maggiormente chi si distingua nella didattica o nella ricerca” scrive Valditara.
  • Valutazione del merito: per la didattica, sarà obbligatorio certificare l’effettivo svolgimento delle ore, di cui quelle obbligatorie passano da 350 ad “almeno 350″ all’anno. Per la ricerca, invece, la Commissione ha deciso di abbandonare l’idea iniziale di misurare l’attività in ore (le 1.500 ore complessive obbligatorie introdotte dal ddl) e di valutare la ricerca in base ai risultati raggiunti, indipendentemente dal tempo impiegato.
  • Reclutamento: l’abilitazione sarà a livello nazionale e poi ci sarà una valutazione locale. La procedure introdotte dal ddl “sono state semplificate radicalmente valorizzando l’autonomia delle singole università” scrive Valditara.

La colonna portante del nuovo sistema, sottolinea Valditara, resta comunque la valutazione degli atenei.

C’è poi la questione dei ricercatori, che dopo l’approvazione definitiva del disegno di legge saranno solo a tempo determinato. Anche agli attuali ricercatori a tempo indeterminato, quindi, è stato esteso il meccanismo della “chiamata diretta”. Uno dei motivi centrali, questo, delle proteste degli ultimi mesi – in particolare lo sciopero bianco dei ricercatori – sfociate da lunedì scorso in una settimana di mobilitazione, che ha avuto uno dei punti culmine nel sit-in al Senato di mercoledì 19.

Resta inoltre ultimo, ma assolutamente non meno importante, il problema delle risorse, per cui anche il mondo degli studenti e dei docenti si è mobilitato negli ultimi giorni. In merito alla questione delle casse al verde delle università, Valditara ha dichiarato che il governo dovrà pensarci, una volta approvata la riforma.