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Le modalità di utilizzo del prestito d’onore sono davvero molteplici.

Dire che un prestito senza garanzie, o fiduciario, a favore degli universitari, può essere usato per affrontare gli studi, è, infatti, troppo generico.

La modalità di utilizzo di un prestito d’onore si riferisce al modo o ai modi in cui il finanziamento erogato dalla banca, può essere speso dallo studente, cioè, per quali fini o, meglio, per quali voci di spesa lo studente può utilizzare la somma annua messa a disposizione dall’istituto di credito.

Tra le principali modalità di utilizzo di un prestito d’onore si distinguono le finalità chiaramente specificate dalla natura del prestito e dagli accordi o convenzioni, tra banche ed università, ovvero: sostegno al percorso di studi accademici, ovvero completamento del corso di laurea, frequenza di master in Italia o all’estero, corsi di specializzazione, frequenza di corsi presso enti formatori accreditati, dottorato di Ricerca.

In seno a queste grandi macroaree di spesa, si inseriscono le modalità pratiche di utilizzo del prestito d’onore.

In parole semplici: come si devono e si possono spendere i soldi concessi dalla banca sulla base della fiducia e del merito? In tanti modi e per tanti motivi.

Non esistono limiti alle modalità di utilizzo del prestito d’onore, l’unico limite è che tutte le spese debbono essere affrontate perché propedeutiche al corso di studio.

Ecco, dunque, le linee di credito che possono essere usate per pagare le tasse universitarie, le spese di vitto ed alloggio, materiale didattico e dispense.

E non solo. Esistono anche ulteriori modalità di utilizzo del prestito d’onore, come le spese che possono essere effettuate con Bancomat o Carta prepagata, ovvero tramite quei servizi accessori che la banca mette a disposizione dello studente al momento dell’apertura della linea di credito in conto corrente.

Un ‘ulteriore modalità di utilizzo del prestito d’onore è la spesa effettuata per comprare un computer o consumare dei pasti al ristorante.

Concluso il percorso per cui il prestito è stato concesso, inizia il cosiddetto “periodo di grazia“, ovvero, un periodo di uno o due anni o, comunque, deciso in sede di convenzione tra università e banca, dove maturano gli interessi, ma lo studente non deve restituire nulla per avere la possibilità di entrare nel mondo del lavoro e rimborsare il prestito in tutta tranquillità.