da corte suprema usa no a quote razziali in universita michigan

No alle quote razziali come criterio d’ammissione nei college e nelle università dello Stato del Michigan. L’ha stabilito la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. Una decisione che non solo potrebbe andare a influenzare altri stati americani (tra cui l’Ohio, il Missouri e lo Utah, che hanno già stabilito dei programmi di emendamenti costituzionali per via elettorale su questo argomento), ma che a detta dei movimenti per i diritti civili rappresenterebbe anche un vero e proprio indebolimento della difesa delle minoranze.

La Corte Suprema americana ha confermato la posizione espressa dal 58 per cento dagli elettori del Michigan durante il referendum tenuto nel 2006 contro l’uso di certi criteri – come, per l’appunto, razza, sesso, etnia o Paese d’origine – per decretare l’accesso nelle università di questo stato americano. È pur vero che in seguito una corte d’appello aveva affermato che tale decisione andava a discapito delle minoranze, ma questo non ha fermato la Corte Suprema nel riconfermare il vecchio divieto, presente in forme simili anche in altri stati americani, quali California, Florida e Washington.

Sebbene molte tra le più prestigiose università americane applichino il cosiddetto “Affirmative Action”, grazie al quale si cerca di dare spazio anche agli studenti delle minoranze, ciò che si teme adesso è che il pronunciamento contro le quote razziali della Corte Suprema degli Stati Uniti possa avere delle influenze anche al di fuori del Michigan.

E, nel frattempo, si spacca l’opinione pubblica. Mentre il ministro della Giustizia del Michigan, Bill Schuettle, dichiara: “La nostra Costituzione prevede trattamento uguale per tutti per le ammissioni al college, perché è fondamentalmente sbagliato trattare la gente in modo diverso in base al colore della pelle“, per George Washington, un avvocato del gruppo per i diritti civili By Any Means Necessary, “si tratta di una decisione terribile”.

Riguardo al no alle quote razziali pronunciato dalla Corte Suprema evita di fare commenti per il momento, invece, la Casa Bianca, rivelando un probabile imbarazzo del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: “Stiamo ancora esaminando la decisione, che è stata appena emessa e pertanto non ho una reazione specifica”, dichiara il portavoce Jay Carney ai giornalisti, aggiungendo anche: “Parlando genericamente, il presidente ritiene che la diversità nelle classi sia importante per gli studenti, nei campus e nelle scuole”.