Corso per monaci negli Usa

Un’università Usa tiene un corso per “monaci”. Immaginate una classe di 17 alunni: le ragazze, senza un filo di trucco, tutte in camicia bianca; i ragazzi, seduti esattamente dal lato opposto della stanza, indossano delle camicie nere. Eliminate poi dalla visuale pc portatili, gioielli e  cellulari: solo un foglio e una penna con cui prendere appunti. Su come vivere da monaci.

Nessuno scherzo. All’Università della Pennsylvania si fa anche questo, basta seguire il corso di religione del professore Justin McDaniel. Esperto di religioni asiatiche, questo insegnante fuori dalla norma ha trascorso parte della sua vita, appena laureato, in Thailandia e nel Laos come monaco buddista. Il suo corso, che si concentra soprattutto sulle tradizioni monastiche cattoliche e buddiste, non prevede tesine o esami, ma tanti sacrifici. In vari periodi del semestre, ad esempio, i suoi studenti sono costretti a rinunciare a caffè, cibi specifici, tecnologia e, addirittura, al contatto umano.

Le restrizioni sono introdotte gradualmente, ma iniziano a diventare veramente impegnative a partire da metà marzo. Dopo l’alcol, la caffeina e le verdure che crescono sottoterra (il cui sradicamento potrebbe causare la morte di alcuni insetti), i ragazzi potranno mangiare solo cibo naturale e non elaborato. Impossibile nutrirsi quando fa buio o dialogare con qualcuno durante il pasto. No anche ad abbracci, strette di mano, incroci di sguardi troppo prolungati e, naturalmente, rapporti sessuali. Addio anche alle notizie dal mondo esterno e a qualsiasi tecnologia che non sia la luce elettrica.

Secondo Madelyn Keyser, infermiera californiana di 20 anni, si tratta di un’esperienza fuorviante. Il voto, spiega la ragazza, si basa interamente sulla partecipazione e sull’integrità. L’iniziativa di McDaniel, precisa però lo stesso docente, adesso sposato e con figli, non ha certo lo scopo di sconvolgere la vita degli studenti tagliandoli fuori dalla realtà.

La vera speranza è quella di rendere questi giovani più consapevoli di loro stessi e degli altri, indipendentemente dalle loro “normali” abitudini e dalla tecnologia, che oltreoceano è ben radicata negli atenei. All’Università di Greensburg, sempre in Pennsylvania, ad esempio, tutti gli iscritti hanno ricevuto un iPad in regalo, in cui poter comodamente studiare e prendere appunti. Siamo lontani dalle regole “depurative” di McDaniel.