usa aumenta insolvenza prestiti d'onore

La crisi economica, con la conseguente diminuzione del potere di spesa delle famiglie, e l’aumento delle tasse universitarie costringono sempre più giovani a cercare nuove strade per poter proseguire gli studi. Ha così preso piede anche in Italia e in Europa il ricorso a finanziamenti agevolati o prestiti d’onore, una soluzione nata e sviluppatasi negli USA.

Oltreoceano, infatti, le rette delle università (per la maggior parte private) sono molto onerose e impongono agli studenti di mettere mano ai risparmi accumulati nel tempo dalla propria famiglia o di sottoscrivere un finanziamento. In questo secondo caso spetterà poi allo studente stesso restituire la somma con i primi soldi guadagnati dopo la laurea. Man mano che aumenta l’insolvenza di studenti e giovani laureati, però, nell’opinione pubblica inizia a insinuarsi l’idea che questi finanziamenti siano per i giovani, più che un’opportunità, delle vere e proprie trappole.

Anche la sezione di New York della Federal Reserve si è detta preoccupata, stimando in mille miliardi di dollari il debito complessivo accumulato dagli universitari negli USA. Quello dei prestiti d’onore per il college, fa sapere la banca centrale statunitense, è l’unica forma di credito al consumo che non ha risentito della crisi economica, diversamente da quanto accaduto per i finanziamenti per l’acquisto di automobili e per il mercato delle carte di credito.

L’attuale tasso di insolvenza dei laureati USA è peraltro sottostimato in quanto, precisa la stessa Fed nel suo studio, molti prestiti d’onore non sono ancora entrati nel ciclo del rimborso perché sospesi grazie a delle moratorie. La vera preoccupazione è infatti nel livello di morosità dei finanziamenti in fase di restituzione. Questo dato è più che raddoppiato a causa della crescente difficoltà dei neolaureati a trovare un’occupazione stabile che permetta loro di onorare il proprio debito.

È ancora presto per parlare degli student loans come di una bolla che sta per scoppiare come accaduto per quella dei mutui che ha originato l’attuale crisi economica. A causa del continuo aumentare dell’insolvenza, il rischio che ciò avvenga, però, è più che concreto.

Al momento per fortuna in Italia la situazione è diversa. Le banche infatti erogano prestiti d’onore a cifre decisamente più basse (grazie ai costi inferiori degli atenei italiani rispetto a quelli statunitensi) e non concedono direttamente liquidità, limitandosi ad aprire delle linee di credito all’interno dei conti correnti. In molti casi, poi, sono le stesse università a fare da garante.

Ma anche nel nostro Paese non sempre si rivela facile far fronte al ripianamento del proprio debito, dato che al termine del percorso di studi le condizioni per la restituzione del prestito d’onore variano in base a diversi parametri. Soprattutto bisogna tener conto dell’ammontare del finanziamento necessario per completare gli studi universitari. Secondo Federconsumatori, ad esempio, uno studente fuori sede, che oltre ai costi per tasse universitarie e libri di testo deve far fronte anche alla spesa per l’affitto, sborsa annualmente circa 9mila euro all’anno. Dover ripagare un prestito d’onore pari a questo importo moltiplicato per cinque (ovvero gli anni necessari per concludere il 3+2) potrebbe essere molto più arduo del previsto.