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La scuola e le università italiane urleranno venerdì 23 marzo, o meglio “nei dintorni dell’equinozio di primavera”, in occasione della Giornata nazionale di attenzione per la scuola pubblica, organizzata dall’associazione” Una nuova primavera per la scuola pubblica”, con studenti e genitori, docenti e ricercatori.

L’iniziativa ha l’intento di gridare al governo il malcontento e la delusione per l’abbandono e l’impoverimento dell’istruzione pubblica: la logica aziendale introdotta dalle recenti riforme ha infatti privatizzato il sistema pesando ancor più sui bilanci familiari con l’aumento delle tasse e soprattutto ha reso sterile lo studio e il sapere, incastrandoli nei numeri e nei codici dei crediti formativi e delle discipline scientifiche.

“Si dice economia, rigore, equità, crescita – si legge nel manifesto dell’evento – e ci si dimentica che senza istruzione di qualità non ci sarà impresa né cultura, senza ricerca non ci sarà crescita, senza scuola pubblica non ci sarà giustizia, né uguaglianza né libertà”. Il manifesto spiega poi che le risorse umane del sistema formativo sono state ridotte all’estremo possibile, insieme alla libertà e alla vivacità di sperimentazione che dovrebbero ispirare la ricerca.

L’associazione ha rivolto l’appello per la mobilitazione a scuole, università, centri di ricerca e qualsiasi altro luogo della conoscenza, affinché la partecipazione sia totale ma anche libera nelle modalità e nelle forme di manifestazione, nel rispetto dell’autonomia e dell’iniziativa personale e soprattutto priva di simboli politici o sindacali: “dall’occupazione al girotondo, dalla festa al flash-mob, dall’assemblea d’istituto al capannello, dall’urlo collettivo al seminario di studi, dall’interruzione delle lezioni alla semplice esibizione della primula, simbolo generale di una nuova auspicata primavera”.

Il giorno successivo poi, il 24 marzo, si terrà a Bologna l’Assemblea nazionale dell’università bene comune per un confronto aperto e trasversale di studenti, ricercatori e docenti che possa individuare proposte concrete per una riforma dell’intero sistema universitario, contro il suo deterioramento ormai in atto da tempo.