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Niente a che vedere con i film: gli 007 esistono, eccome. Perfino nelle università. A testimoniarlo sono storie e indiscrezioni che trapelano dagli ambienti accademici americani e che sottolineano come lo spionaggio delle strutture e del personale universitario da parte di agenti stranieri stia diventando per gli States una delle più gravi minacce alla sicurezza nazionale. Manco fossimo ancora ai tempi della Guerra Fredda.

Laureata in finanza alla Stern School of Business della New York University, Chyntia Murphy, all’anagrafe Lidiya Guryeva, era approdata in New Yersey, nella comunità di Montclair, per frequentare un Mba presso la Columbia University. Una bella casa, un marito, Richard, e due figlie, Kate, di 11 anni, e Lisa, di 9: all’apparenza, la vita di una giovane donna divisa tra studio e famiglia. Fino al giorno dell’arresto.

Dietro la dolce studentessa Cindy, così la chiamavano, si celava infatti una vera e propria spia, l’agente “N”, incaricata dai suoi superiori russi di introdursi all’interno dell’università con l’intento di avvicinare professori in possesso di informazioni segrete e attivare anche un’operazione di reclutamento di nuovi “compagni d’armi” tra i suoi colleghi di corso. Anche il marito, Vladimir il vero nome, nascondeva qualcosa: a quanto pare, era il leader della rete di spie che Mosca aveva attivato sulla costa est degli Stati Uniti.

Ma quello della finta studentessa russa è solo uno dei diversi casi recentemente registrati dall’Fbi. Secondo quanto dichiarato da Frank Figliuzzi, vicedirettore del controspionaggio della polizia federale, infatti, “negli ultimi cinque anni le nostre università sono diventate un obiettivo dei servizi di intelligence stranieri”. Agli occhi degli 007 dei tempi nostri, gli atenei appaiono come ricchi tesori in cui attingere dati e reclutare nuovo “personale”.

Tra le tattiche utilizzate dagli agenti segreti si contano diverse richieste di studio all’estero per i professori americani, dannose intromissioni nei computer portatili dei ricercatori impegnati in conferenze e la creazione della cosiddette “aziende ombra“, imprese nate cioè per il solo scopo di impadronirsi di tecnologia straniera attraverso la collaborazione con istituti di ricerca.

Una situazione che appare critica e rischiosa se si pensa all’elevato numero di studenti stranieri che ogni anno arrivano nelle università per trascorrere un periodo di studi in America. Giovani stranieri con visti temporanei laureati in discipline scientifiche e ingegneristiche stanno raggiungendo ormai quasi la metà dell’intera popolazione studentesca presente negli Usa.

Ma ad essere investiti da un continuo flusso degli studenti stranieri che si reca all’estero per ultimare gli studi o perfezionare il proprio curriculum non sono solo gli States. E mentre la Gran Bretagna, alle prese con numerose “entrate” illegali da parte di studenti senza visto, l’Australia decide di far accedere chi intende studiare nella terra dei canguri in maniera più veloce, grazie ad uno snellimento delle procedure necessarie.