studenti inglesi

In tutto il Regno Unito il numero di aspiranti universitari è sceso di quasi il 10 per cento dopo la notizia che il prossimo autunno la maggior parte delle università triplicherà le tasse, fino a raggiungere la cifra di 9.000 sterline l’anno. La conseguenza è un calo dell’8,7 per cento di studenti britannici preiscritti al prossimo anno accademico.

Soprattutto fa riflettere che la classe più colpita non sia quella dei meno abbienti, ma la middle class: i ragazzi tra i 16 e i 18 anni provenienti da famiglie con redditi tra 40.000 e 80.000 sterline – al lordo delle imposte – rischiano di essere futuri laureati con debiti di 50.000 sterline a testa, non riuscendo nemmeno a qualificarsi per le borse di studio, rivolte giustamente ai più poveri. Beneficiano infatti delle sovvenzioni le famiglie con reddito inferiore a 25.000 sterline e, solo parzialmente, quelle che guadagnano fino a 40.000 sterline circa.

I dati sono inequivocabili. Secondo lo Universities and colleges admissions service, in sigla Ucas, la percentuale di giovani che si iscrivono all’università nel Regno Unito e appartengono alla fascia più ricca del Paese – con reddito familiare lordo di 80.000 sterline – è scesa di 2,5 punti: un calo di 3.000 unità. I candidati della classe media sono scesi invece di un punto percentuale, fino al calo di soli 0,2 punti – circa 280 studenti – tra i giovani della classe più povera con reddito medio di 11.800 sterline.

Nello specifico delle materie studiate, si registra un meno 21,5 per cento di iscrizioni alle facoltà umanistiche (soprattutto lingue straniere), un meno 16,3 per cento in architettura e meno 14,6 in scienze della comunicazione; in equilibrio i corsi in legge, biologia e ingegneria e in aumento solo medicina e scienze infermieristiche.
Sembra dunque che i giovani più ricchi stiano decidendo di cercare subito lavoro anziché studiare per tre anni e più rischiando di non avere stabilità economica nonostante il titolo di studio.

Per questo sono sotto accusa i recenti cambiamenti apportati dal governo di David Cameron al finanziamento dell’istruzione superiore. “La decisione del governo Tory sta colpendo i giovani e le loro aspirazioni. Moltissimi studenti pagheranno debiti per la gran parte della loro vita lavorativa”: ha dichiarato Shabana Mahmood, portavoce dell’istruzione superiore del partito laburista. E ancora, il segretario generale della University and College Union, Sally Hunt: “Non possiamo permetterci un sistema che taglia fuori la gente dal sistema universitario, se vogliamo essere competitivi nel mondo moderno”.

Nel nostro Paese, in questi stessi giorni, studenti, ricercatori e docenti universitari protestano contro il governo Monti, preparandosi a firmare un appello per bloccare l’aumento delle tasse. Fino al novembre 2010, con la protesta dei 50 mila per le strade di Londra, anche gli studenti britannici hanno alzato la voce, ora inizia l’emigrazione verso il Nord Europa – Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia – dove non ci sono tasse universitarie, ma anche Francia e Spagna, Paesi in cui le rette sono più ragionevoli.