immatricolazioni

Complessivamente rappresentano poco meno del 60 per cento del totale dei diplomati dell’anno scorso: il numero degli studenti immatricolati nell’anno accademico 2011-2012 conferma un trend negativo che, secondo quanto afferma l’Udu, Unione degli universitari, va avanti ormai da anni.

Lo scarso numero di immatricolati rappresenta il dato più basso degli ultimi 30 anni, e lo si evince dall’XI rapporto del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario italiano, che registra una forte riduzione degli
immatricolati: dal picco di oltre 338 mila nell’anno accademico 2003/22004 a 293.179 nel 2009/10.

Michele Orezzi, coordinatore nazionale del sindacato studentesco, ha spiegato in una nota come da sei anni a questa parte un numero sempre più grosso di diplomati non si iscrive all’università: un allarme evidenziato anche dal governo, che deve fare i conti con la posizione del nostro Paese tra gli ultimi posti in Europa per numero di laureati.

Meno laureati, più diplomati quindi. Motivo? Le tasse. A detta dell’Udu, infatti, le cause di questa situazione sono riconducibili alle scelte politiche attuate in Italia negli ultimi anni. “Questa drammatica fotografia del nostro Paese dovrebbe far saltare sulla sedia il governo e la politica tutta”, ha continuato Orezzi, sottolineando come siano state le riforme universitarie a influire negativamente sul problema.

I tagli del 95 per cento operati dal ministro Gelmini – spiega la sigla studntesca – si sommano a un sistema di diritto allo studio tra i meno finanziati d’Europa e che causa inefficienze, lacune nel mondo universitario e scolastico ed ostacoli sociali a cui lo studente deve far fronte. Per Orezzi è “da folli pensare di poter arrivare nel 2013 con un fondo per il diritto allo studio di 13 milioni con Germania e Francia che per la stessa voce spendono circa 2 miliardi di euro”.

Uno scarso servizio accompagnato purtroppo da tasse sempre più alte: l’Italia ha amaramente conquistato la medaglia di bronzo tra i Paesi europei con le tasse universitarie più alte e 33 atenei italiani su 62 sono considerati fuorilegge perché con una tassazione troppo alta rispetto al tetto fissato per legge e legato all’entità dei conferimenti statali.

Ma il governo non è l’unico destinatario delle rimostranza giunte dall’Udu. Aspre parole sono rivolte anche alla Crui che, si legge nella nota, ha proposto in un recente documento di liberalizzare le tasse nel nostro Paese: un atto assurdo che non tiene conto della mancanza di borse di studio e dei sacrifici che le famiglie italiane sono sempre più costrette ad attuare per garantire il futuro dei loro figli.

I dati allarmanti diffusi dall’Udu erano già stati sottolineati da Almalaurea, che aveva mostrato come la media di laureati italiani nella fascia da 30-34 anni sia di 14 punti percentuali inferiore alla media Ue e abbia un percorso del tutto in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei.

Nel rapporto Almalaurea 2012, inoltre, si notava anche un netto aumento del numero di laureati occupati in Italia rispetto agli anni precedenti. Scarse retribuzioni, contratti poco stabili, opportunità di lavoro soprattutto all’estero: il tutto, ancora una volta, riconducibile all’inadeguatezza del sistema.