università svizzere studenti stranieri costano troppo

Gli atenei elvetici non sono più disposti a sostenere gli ingenti costi generati dalla massiccia presenza di studenti stranieri. La Conferenza dei rettori delle università svizzere (CRUS) chiede che intervengano i Paesi d’origine per coprire in parte le spese di quegli atenei che si trovano in una posizione di svantaggio economico a causa dell’elevato numero di iscritti di diversa nazionalità. Secondo quanto dichiarato dal Segretario di Stato per l’educazione e la ricerca, Mauro dell’Ambrogio, con la Germania sono stati già avviati i primi colloqui in tal senso. Se si decidesse di proseguire su questa strada, a dover fare la propria parte sarebbero anche altri Stati, tra cui l’Italia.

Secondo la CRUS, gli studenti stranieri che si iscrivono alle università svizzere rappresentano un costo molto elevato in quanto, limitandosi al solo pagamento delle tasse universitarie, non contribuirebbero in alcun modo a coprire le alte spese di gestione che ricadono sui vari atenei. Alcune università, infatti, vedono crescere di anno in anno il numero di iscritti provenienti da altri Paesi e devono affrontare uscite ingenti per adeguare le proprie strutture, faticando a tenere il passo.

Il modello da seguire sarebbe quello già adottato tra i vari cantoni in virtù dell’Accordo intercantonale sulle università. Secondo questa intesa, è previsto il versamento da parte del cantone di origine di una quota forfettaria per ogni iscritto in un ateneo o in una scuola universitaria di un altro cantone. Le somme da corrispondere vanno da 10mila franchi all’anno per uno studente di Scienze sociali a 49mila per ciascuno studente di Medicina.

Ad essere maggiormente penalizzata dall’elevato numero di studenti stranieri sarebbe l’Università di Zurigo, che ogni anno accoglie moltissimi iscritti provenienti dalla Germania, attratti dal minor costo delle tasse e dalla qualità più elevata dell’insegnamento. Ma il governo di Berlino sembra non avere nessuna fretta di concludere un accordo, ritenuto invece necessario dal rettore dell’ateneo zurighese, Antonio Loprieno, che spinge per l’avvio di colloqui bilaterali anche con gli altri Paesi coinvolti, ritenendo che una soluzione che passi attraverso l’Unione Europea richiederebbe tempi molto più lunghi.

È probabile, dunque, che in un futuro non troppo remoto lo Stato italiano debba versare dei rimborsi per i giovani del nostro Paese, specie quelli provenienti dalle zone di frontiera, che decidono di iscriversi in un ateneo svizzero, ad esempio l’Università della Svizzera Italiana o la SUPSI.