Hiv, in Sudafrica 5,7 milioni di sieropositivi

“First things first”, è questo il claim della campagna lanciata nelle università del Sudafrica dal ministero della Salute. Perché le cose più importanti, come il test hiv, si fanno per prime, ovvero al primo anno di università. Si tratta di uno dei programmi di “screening” più ambiziosi mai messi  in campo nel mondo: sono già 20 gli atenei che hanno aderito alla campagna che punta a far sì che almeno 35.000 studenti si sottopongano al test entro marzo, mentre alla volta di giugno il governo vorrebbe che fossero circa 15 milioni i cittadini “testati”.

Come in tutto il continente, anche in Sudafrica l’aids è una vera emergenza nazionale. Si stima che nel Paese vivano 5,7 milioni di persone affette dal virus dell’Hiv, ovvero il 17 per cento della popolazione sieropositiva mondiale. Nelle scorse settimane ha destato scandalo la proposta di sottoporre a test nelle scuole anche i ragazzi e bambini più giovani, che secondo molti non sarebbero preparati a confrontarsi con la sieropositività e lo stigma sociale che ne deriva. Ma in migliaia stanno morendo a causa del virus.

“Conoscere il proprio stato non è il solo mezzo per prevenire il contagio, ma è un intervento fondamentale” ha dichiarato il ministro della Salute sudafricano Aaron Motsoaledi commentando l’iniziativa “Abbiamo scelto di raggiungere gli studenti in massa, perché sono loro i leader del futuro che possono innescare un cambiamento positivo nella società”.

Fare il test non è facile, proprio a causa delle difficoltà sociali. Per sensibilizzare le matricole nell’ambito della campagna “First things first” il governo ha prodotto un video di 30 minuti che affronta la tematica e le difficoltà legate alla paura di fare il test, proprio dal punto di vista degli studenti. Il video sarà diffuso negli atenei che aderiscono alla campagna e i ragazzi potranno sottoporsi al test direttamente nel campus. Chi lo farà accetterà anche di sottoscrivere un impegno formale: “Noi, matricole del 2011 ci impegnamo a fare il test, combattere il pregiudizio sociale e contribuire alla lotta all’aids”.