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Dal 10 Dicembre e fino alle vacanze di Natale i professori del Dipartimento di Storia, Culture, Religioni dell’Università “La Sapienza” di Roma si trasformeranno per protesta in bibliotecari, per consentire agli studenti di poter accedere alla consultazione dei testi e al prestito in vista della sessione invernale di laurea. Le biblioteche dell’ateneo capitolino, infatti, sono chiuse da metà Ottobre a causa della carenza di personale e dei tagli alle borse destinate agli studenti per la loro collaborazione alle attività di gestione della distribuzione dei testi.

Senza poter usufruire del patrimonio librario diventa molto difficile per gli iscritti poter redigere le proprie tesi o anche solo svolgere le normali attività di studio. La situazione ha creato molto disagio in tutti, ma ha colpito più profondamente le facoltà umanistiche. Per denunciare l’incongruenza del provvedimento di chiusura, dunque, i docenti hanno deciso di adottare una forma di protesta che consentisse almeno temporaneamente agli studenti della Sapienza di poter tornare a beneficiare dei servizi bibliotecari.

I professori si improvviseranno bibliotecari – più precisamente “commessi di sala” – per tenere aperte le varie biblioteche del dipartimento dalle 9.00 alle 19.00, distribuire i libri sia per la consultazione che per il prestito e svolgere attività di vigilanza. Tutte queste mansioni negli ultimi anni erano state ricoperte dagli studenti beneficiari delle borse di studio di collaborazione, che avevano garantito la normale prosecuzione del servizio pur in mancanza di un numero adeguato di dipendenti. Adesso, con il taglio dei fondi, l’unica soluzione che si è riusciti a trovare è stata la chiusura di tutte le biblioteche dell’Università “La Sapienza”, cosa che danneggia studenti e professori.

L’obiettivo dei professori-bibliotecari è “testimoniare la necessità di difendere i valori culturali e i patrimoni inviolabili per la formazione delle generazioni future”, racconta Laura Faranda, docente di Antropologia, da anni in prima linea per la difesa dell’istruzione pubblica e contro i tagli alle università. La speranza è che la protesta possa essere presto ascoltata e che la Sapienza trovi il modo di riaprire le proprie biblioteche e di mandarle avanti “con i ritmi ideali di un’università pubblica che restituisca protagonismo alla formazione”.