Web 3.0

Sarà l’università di Pisa a coordinare la ricerca universitaria nel campo del cosiddetto web 3.0, guidando anche 18 importanti atenei europei. A deciderlo è l’Europa, che ha tutta l’intenzione di stimolare e finanziare la ricerca nel settore attraverso la creazione di un polo virtuale di competenze e progetti che faranno capo allo European Institute of Embedded Control (Eeci).

Per capire di che si tratta nel concreto occorre immaginare uno scenario, già per alcuni versi e in piccola scala realizzato, in cui il mondo digitale che ben conosciamo uscirà dagli schermi anche per i non addetti ai lavori, per dialogare con le “cose” che ci circondano.

Non a caso infatti il campo di ricerca oggetto dell’interesse europeo è chiamato “internet delle cose”, e sta ad indicare la possibilità di oggetti fisici di essere in contatto costante con i nostri device, palmari e smartphone ad esempio, con l’obiettivo di facilitarci molte operazioni quotidiane, dalla spesa all’acquisto di un caffè, ma anche operazioni più articolate e complesse che investono moltissimi campi di azione.

Secondo il “mandato” dell’Europa, il compito dell’università di Pisa sarà quello di creare una “rete formata non solo da computer, ma oggetti diversi e di uso quotidiano, dotati di una propria intelligenza e capaci di comunicare tra loro attraverso piccoli sensori che trasmettono e ricevono informazioni”.

Comprare un giornale passando semplicemente il cellulare davanti a un sensore, fare la spesa senza svuotare il carrello arrivati alla cassa, “indicizzare” il proprio armadio e con un click sapere dove si trova il vestito da indossare, si tratta di scenari per molti versi già pienamente implementati negli States o in Giappone. Con l’obiettivo di competere con le realtà più all’avanguardia, l’ateneo di Pisa – di recente sotto i riflettori per la sua ricerca sui motori a idrogeno – coordinerà gli studi di dottorato di 18 università italiane, tedesche, francesi, spagnole, olandesi e greche, e insieme creeranno un polo di eccellenza nella ricerca e nella formazione universitaria per innalzare il livello dell’Europa nello studio dell’Internet delle cose.