universita di pisa nuovo sistema di propulsione dei satelliti

Uno spin-off dell’Università di Pisa – ALTA Spa – ha messo a punto un nuovo sistema di propulsione dei satelliti e delle sonde spaziali grazie a carburanti di tipo “green“, traendo ispirazione dal mondo degli animali, in particolare dagli insetti. Questo il risultato del progetto europeo PulCheR (Pulsed Chemical Rocket with green high performance propellants), finanziato con circa due milioni e mezzo di euro nell’ambito del 7° Programma Quadro. Il tutto ha avuto inizio lo scorso gennaio e durerà tre anni.

Il progetto vanta la collaborazione di otto partner internazionali, tra cui il Dipartimento di Chimica e Chimica industriale della stessa Università di Pisa. In effetti, per portare avanti il lavoro previsto dal PulCheR sono servite pure competenze chimiche, riguardanti soprattutto “la progettazione e la preparazione – spiega la professoressa Daniella Belli dell’ateneo pisano, che ha lavorato al progetto assieme al professor Luca Labella con la collaborazione della dottoressa Sara Dolci – di catalizzatori adatti a propulsori sia monopropellente che bi-propellente”.

Per metter a punto questo nuovo sistema di propulsione dei satelliti spaziali, i ricercatori hanno cercato di riprodurre il comportamento del coleottero bombardiere. Per proteggersi da ragni e formiche, questo insetto manda fuori a intermittenza una sostanza bollente, che si forma dalla decomposizione dell’acqua ossigenata prodotta da alcune ghiandole che si trovano nell’addome dell’animale. “Con PulCheR – chiarisce Daniela Belli – vogliamo realizzare un sistema di propulsione analogo in cui la spinta sia generata da tanti piccoli impulsi che si ottengono iniettando a bassa pressione e ad alta frequenza i propellenti nella camera di combustione”.

In poche parole, questo sistema “green” di propulsione dei satelliti e delle sonde spaziali realizzato dall’Università di Pisa ha lo scopo di sviluppare dei razzi che utilizzino dei propellenti più ecologici di quelli attualmente utilizzati. Alcuni di questi infatti hanno un alto potenziale tossico e cancerogeno, per fare solo un esempio basti pensare all’idrazina. Nonostante il maggiore rispetto per l’ambiente, i nuovi propellenti mantengono un’elevata prestazione del motore.