Ateneo di Chieti e Pescara

L’università deve risarcire i suoi studenti per le rette ingiustificatamente elevate e stabilite senza chiedere il parere obbligatorio del senato accademico. Accade a Pescara, dove il Tar ha stabilito che nelle tasche degli iscritti deve rientrare una somma totale di due milioni e 200mila euro. E proprio mentre il ministro Gelmini ribadisce all’Ocse che nel nostro paese non è necessario aumentare le rette.

Il pronunciamento del giudice amministrativo è giunto a seguito del ricorso dell’associazione studentesca 360 gradi, non nuova a questo tipo di azioni nei confronti dell’Università Gabriele D’Annunzio. Già nel 1998, 360 gradi contesto per le vie legali le tasse troppo elevate che dovevano pagare gli studenti fuori corso, ottenendo 5 miliardi e mezzo di risarcimento. Stavolta invece il “maxirimborso” riguarda tutti gli iscritti all’anno accademico 2007/2008, costretti a pagare somme più elevate rispetto alle prescrizioni di legge.

Il limite imposto dal Dpr 306/97 è infatti chiaro. Per ogni cento euro che lo Stato trasferisce all’ateneo quest’ultimo non può chiedere agli studenti più di venti euro di retta. L’Università di Chieti e Pescara, invece nell’anno accademico in questione aveva dichiarato che avrebbe ottenuto dal Fondo di finanziamento 91.621.705,78 euro mentre la cifra effettivamente ricevuta è poi stata di 78.883.955 euro. “Il rapporto tra le tasse pagate e il fondo statale è del 22,78 per cento” sottolinea Domenico Tucci, all’eposa studente dell’associazione 360 gradi e tra i promotori del ricorso.

Dal canto suo l’Università di Chieti e Pescara ha chiesto la sospensiva della sentenza e ha mosso appello al Consiglio di Stato. L’associazione aveva anche proposto all’ateneo una soluzione bonaria della querelle, chiedendo che la cifra a suo parere indebitamente incassata fosse interamente destinata a finanziare attività e servizi rivolti agli studenti, che l’avevano effettivamente versata. Ora, invece, il Tar conferma la tesi dei ricorrenti e stabilisce che il 2,78% di fondi indebitamente percepiti vengano restituiti ai circa 30mila studenti dell’ateneo abruzzese che, tranne i beneficiari di borse di studio, riceveranno in media circa 70 euro a testa.

Non è escluso, inoltre, che adesso arrivino nuovi ricorsi per i fondi non dovuti dagli studenti e invece richiesti dalla D’Annunzio negli anni successivi al 2007 e per quello in corso. L’associazione 360 gradi sta valutando la situazione con il sostegno di legali e associazioni di consumatori. “Anche perché -spiega l’attuale presidente, Laura Contestabile – se perdiamo le spese legali del ricorso al Tar sono a nostro carico”.