Università di Pavia lauree magistrali ai privati

Il Tar della Lombardia ha condannato l’Università di Pavia a restituire agli studenti iscritti nel 2011 parte delle tasse universitarie pagate, per un totale di oltre due milioni di euro. Tale rimborso rappresenta anche la vittoria da parte dell’Unione degli universitari (Udu) di una delle sue battaglie contro l’eccessivo incremento delle rette da pagare per iscriversi all’università. Adesso anche altri atenei potrebbero trovarsi costretti a ridare indietro dei soldi per aver “sforato” il limite imposto dalla legge.

Anche se la spending review del governo Monti ha fatto saltare il tetto del 20 per cento del Fondo di finanziamento ordinario assegnato a ciascuna università statale, che in precedenza rappresentava la soglia massima di tassazione, la nuova normativa non è retroattiva e l’Università di Pavia – nonostante abbia provato a sostenere il contrario in sua difesa – è costretta a procedere al rimborso delle tasse universitarie. Il Tar, infatti, ha appurato che il livello di tassazione dell’ateneo era pari, nell’anno accademico di riferimento, al 21,72 per cento. Ciò vuol dire – in termini di cifre – che dovranno essere restituiti ben 2.168.184 euro.

“Fino al 2011, più della metà degli atenei pubblici sforavano questa soglia andando fuorilegge – spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari – e come Udu abbiamo presentato in tutta Italia molti ricorsi al Tar. Con questa sentenza siamo già alla seconda vittoria e al secondo rimborso obbligato da parte dell’università”. D’altra parte, proprio l’anno scorso l’associazione studentesca aveva pubblicato una classifica degli atenei più esosi: oltre all’Università di Pavia, vi figuravano Bergamo (41,7 per cento), Ca’ Foscari (36 per cento), ‘Carlo Bo’ di Urbino (35 per cento), Milano (32,6 per cento) e l’Insubria di Varese e Como (32 per cento).

Non mancano le polemiche da parte dell’Udu verso i rettori. In particolar modo, ciò che si rimprovera loro è che “solo ora, alla soglia di fallimento di molti atenei, facciano sentire la loro voce. Noi studenti – sottolinea Orezzi – protestiamo fin dal 2008, per il loro più assordante silenzio”. Ciò che adesso si chiede per garantire il diritto allo studio è, quindi, non solo una legge per superare il problema del numero chiuso, ma anche di agire “per mettere un limite al crescere delle tasse universitarie, già le terze più alte di Europa”.